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Ilaria Cucchi dopo motivazioni sentenza: Stefano "picchiato" non "caduto dalle scale"

Depositate le motivazioni della sentenza della Corte d'Appello di Roma del processo sulla morte di Stefano Cucchi. I giudici chiedono nuove indagini perché "le lesioni subite dal Cucchi debbono essere necessariamente collegate a un'azione di percosse" e non può essere definita una 'astratta congettura' l'ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l'azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri". Ilaria Cucchi su Facebook: "Ora tutti sanno quello che ti hanno fatto. Ora non sei più caduto dalle scale".

Stefano Cucchi "è stato picchiato" anche se è ancora da scoprire da chi. E' questo di fatto che sancisce la sentenza, la cui motivazioni sono state depositate ieri, dei giudici della Corte d'Appello di Roma, quella con la quale il 31 ottobre scorso sono stati assolti da tutte le accuse i tre agenti penitenziari, i sei medici e i tre infermieri imputati nel processo per la morte del geometra romano Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre del 2009 per droga e deceduto una settimana dopo nell'ospedale Sandro Pertini, ribaltando la sentenza di primo grado che condannava i camici bianchi per omicidio colposo. Gli atti vanno dunque trasmessi al procura affinché ''valuti la possibilità di svolgere ulteriori indagini al fine di accertare eventuali responsabilità di persone diverse'' dai poliziotti della penitenziaria già giudicati. Nelle motivazioni della sentenze si legge infatti che "le lesioni subite dal Cucchi debbono essere necessariamente collegate a un'azione di percosse; e comunque da un'azione volontaria, che può essere consistita anche in una semplice spinta, che abbia provocato la caduta a terra, con impatto sia del coccige che della testa contro una parete o contro il pavimento". I giudici quindi chiariscono che "non può essere definita una 'astratta congettura' l'ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l'azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare'' poiché si fonda su su testimonianze secondo cui "già prima di arrivare in tribunale Cucchi aveva segni e disturbi che facevano pensare a un fatto traumatico avvenuto nel corso della notte".

La riapertura delle indagini era stata già chiesta dalla famiglia Cucchi, e l'11 gennaio su Facebook la sorella del geometra romano, Ilaria, denunciava su Facebook che il fascicolo aperto dal Procuratore di Roma "dopo aver criticato la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Roma" è solo "un cosiddetto modello 45, e cioè contenente una pseudo notizia di reato (...) per la quale non sarebbe neppure necessaria la richiesta al Giudice di archiviazione. Potrebbe essere in qualsiasi momento cestinata". Ilaria Cucchi quindi lamentava: "Se lo Stato non riesce a processare se stesso e fare chiarezza su se stesso, con quale autorità può imporre la propria legge sui cittadini che non è in grado di tutelare ed ai quali non è in grado di garantire Giustizia anche quando essi di Giustizia muoiono?". Dopo le motivazioni della sentenza di secondo grado, Ilaria Cucchi appare però più speranzosa, e sempre su Facebook commenta: "Stefano, te lo avevo promesso. Non lo so dove arriveremo, non te lo so dire. Non so dirti se può esistere una giustizia anche per te. Ma noi abbiamo vinto. Io ce l'ho messa tutta. Ce l'abbiamo fatta Stefano. Ora tutti sanno quello che ti hanno fatto. Ora non sei più caduto dalle scale. Riposa in pace ora".

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