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Caso Stefano Cucchi: assolto in appello funzionario del Prap

Assolto in appello il funzionario dell'ufficio dei detenuti e del trattamento del Prap, condannato invece in primo grado per la morte di Stefano Cucchi. Amareggiati ma non sorpresi i familiari del giovane arrestato per droga il 16 ottobre del 2009 e deceduto dopo sei giorni.

Mentre si attende il 7 maggio per la nomina dei periti che dovranno effettuare la maxi perizia medico-legale (http://is.gd/lmzmgV) sulla morte di Stefano Cucci, come deciso l'11 aprile scorso dalla III Corte d'Assise di Roma davanti alla quale si celebra il processo principale, è stato assolto in appello perché il fatto non sussiste Claudio Marchiandi, il funzionario dell'ufficio dei detenuti e del trattamento del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (Prap).
In primo grado Marchiandi, accusato di abuso d'ufficio, falso e favoreggiamento, era stato invece condannato, con sentenza di rito abbreviato, ad una pena a due anni di reclusione, perché ritenuto responsabile di aver fornito una falsa rappresentazione delle reali condizioni di Stefano Cucchi affinché venisse consentito il suo ricovero all'ospedale Sandro Pertini di Roma, nonché di avere abusato del suo ufficio poiché si era recato al Pertini in orario extra-lavorativo per redigere la richiesta di disponibilità del posto letto e di conseguenza aver aiutato gli agenti della penitenziaria ad eludere le investigazioni.
Ora tutte le accuse contro Marchiandi sono cadute, anche se la sentenza "amareggia molto" i genitori di Stefano Cucci, pur dicendosi non affatto sorpresi, poiché spiegano: "I nostri legali ci avevano già avvisato: la procura, con questa impostazione accusatoria, ci sta portando al massacro. Contestando questo tipo di imputazioni, stanno uccidendo di nuovo nostro figlio".
Giovanni Cucchi, il padre di Stefano, precisa quindi che non resta che sperare "nel processo principale", che dovrà giudicare le responsabilità di tre agenti della polizia penitenziaria e 9 tra medici e infermieri dell'ospedale Pertini, e nella perizia affinché "sia equilibrata e utile per accertare la verità".
Chiaro il commento di Ilaria Cucchi, quando sottolinea quanto sia "una scena imbarazzante vedere come i pm fanno comunella con gli avvocati della difesa e poi interrompono invece il nostro legale appena possono" aggiungendo che "sarebbe molto più semplice e dignitoso ammettere che si è sbagliato".
La sorella di Stefano Cucchi spiega infatti: "I pm ci stanno portando al massacro come il nostro avvocato aveva previsto un anno fa. Questo accade quando si vogliono dare contentini e non verità - precisando - Noi abbiamo sperato nella conferma della condanna di colui che ha fatto in modo che Stefano, ferito, venisse nascosto agli occhi di tutti e soprattutto ai nostri occhi, facendolo ricoverare al Pertini. Ma il nostro avvocato ci aveva avvisati. All'udienza preliminare si è rivolto ai pubblici ministeri dicendo queste precise parole 'cambiate il capo d'imputazione, la famiglia Cucchi non vuole contentini ma solo verità e giustizia'. Infine si era girato verso di loro dicendo 'Non portateci al massacro. Vedete tutti questi valenti avvocati? Ci faranno a pezzi con questo capo d'imputazione' ".
Ilaria Cucchi conclude quindi ricordando: "Noi siamo normali cittadini che pagano le tasse e rispettano la legge. Abbiamo chiesto alla procura di avere copia della fonoregistrazione di quell'intervento per farlo ascoltare ma ci è stata inspiegabilmente negata. Comprendiamo questa sentenza che era stata prevista anche dal nostro avvocato".

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