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ISIS, nuovo video: pilota giordano arso vivo in una gabbia

SITE diffonde un nuovo video dell'ISIS, che mostrerebbe la presunta uccisione del pilota giordano Muath al-Kaseasbeh, catturato dai terroristi nel dicembre scorso, dopo che suo aereo si è schiantato sulla Siria. Lo Stato Islamico questa volta cambia metodo di esecuzione. Il pilota sarebbe stato infatti arso vivo all'interno di una gabbia di ferro

Come sempre è Rita Katz, co-fondatrice del Search for International Terrorist Entities (SITE) Intelligence Group, a scovare e diffondere un nuovo video dell'ISIS, che mostrerebbe questa volta l'atroce uccisione del pilota giordano Muath al-Kaseasbeh, catturato dai terroristi nel dicembre scorso, dopo che suo aereo si è schiantato sulla Siria. A differenza degli altri video, questa volta lo Stato Islamico cambierebbe metodo di esecuzione. Nel video diffuso da SITE, infatti, si vedrebbe il pilota giordano arso vivo all'interno di una gabbia di ferro. Come sempre, invece, il video sarebbe stato girato dalla Media Foundation al-Furqan, cioè il braccio mediatico dello Stato Islamico. Nei 22 minuti e 34 secondi del video, la cui autenticità deve essere ancora confermata (soprattutto in maniera indipendente) sono state raccolte anche alcune immagini che riguardano la partecipazione della Giordania alla coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico. Nei minuti finali del video viene invece mostrato il pilota giordano dentro una gabbia con polvere infiammabile sparsa sul terreno intorno e al di sotto di questa prigione. La polvere bianca prosegue dritta per una linea lunga una ventina di metri, all'estremità della quale c'è un terrorista (non il solito jihadista john) che appicca il fuoco. Il video si chiude con il pilota giornano che sembra arso vivo dalle fiamme. Sembra che la presunta uccisione potrebbe risalire al 3 gennaio. Lo Stato islamico aveva barattato la liberazione di Muath al-Kaseasbeh con quella di Sajida al-Rishawi, una donna irachena a rischio di esecuzione per il suo ruolo negli attentati in Giordania del 2005. Il termine per il rilascio, però, era scaduto già da quasi una settimana.

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