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ISIS: Mar Mediterraneo sarà tinto di rosso sangue. In post produzione

Mentre l'Osservatorio siriano per i diritti umani rivela che i militanti dello Stato Islamico avrebbero rapito 90 assiri cristiani nei pressi di Tell Tamer, la solita Rita Katz su Twitter rilancia una nuova presunta minaccia dell'ISIS all'Italia, avvertendola di non scendere in guerra perché altrimenti il Mar Mediterraneo "sarà colorato dal sangue dei cittadini". Probabilmente, come sempre in post produzione.

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), i militanti dello Stato Islamico avrebbero rapito 90 assiri cristiani nei pressi di Tell Tamer, nel nord-est della Siria. Nell'area c'erano pesanti combattimenti tra l'ISIS e YPG, le milizie curde sostenute dagli Stati Uniti. L'ISIS descriverebbe i prigionieri come "crociati", lo stesso termine usato da miliziani per descrivere i 21 copti egiziani apparentemente uccisi in Libia. Apparentemente perché il video che mostrerebbe la loro decapitazione, diffuso come sempre da Site (Search for International Terrorist Entities) di Rita Katz, appare un fake. Il Terrorism Research & Analysis Consortium con base in Florida rivela infatti che il video è stato "manipolato" in sede di post-produzione, come già successo con quelli che vorrebbero mostrare l'uccisione di James Foley e dei due giapponesi Kenji Goto e Haruna Yukawa. Per esempio, nel video con i 21 copti il fondo sarebbe stato "aggiunto" in post produzione e il suono del mare è probabilmente una traccia audio. Questo si nota anche per il fatto che "Jihad Joseph" è molto più grande rispetto al mare, con la sua testa bizzarramente sproporzionata. Mentre sfilano sulla spiaggia, inoltre, si può osservare che i miliziani dell'ISIS sono (tutti) molto più alti dei loro presunti prigionieri, come se fossero dei veri e propri giganti. Evidente anche il fatto che la porzione di mare tinta di rosso sangue è troppo estesa per essere vera, con l'analista che sottolinea come cambiarne il colore è lo "strumento più economico e più facile da utilizzare in post-produzione". Dulcis in fundo, il sangue di una presunta vittima decapitata dall'ISIS sarebbe in realtà solo finto, fatto con amido di mais. La stessa agenzia di analisi ipotizza che anche il video dove si vede bruciare vivo il pilota giordano Muath al-Kaseasbeh è un falso. Ed appare ugualmente cinematografico il video dove vengono mostrati dei prigionieri dentro delle gabbie, intervistati da un improbabile anchorman dell'ISIS. Khan Veryan, direttore editoriale del Terrorism Research & Analysis Consortium, ipotizza quindi che gli omicidi sarebbero avvenuti in realtà in uno studio chiuso. La domanda però è: perché? E soprattutto, perché chi divulga questi video non si accerta prima della loro autenticità? Se non fosse Site a diffonderli, infatti, un qualsiasi altro "sito" sarebbe stato già accusato di creare "allarmismo". Intanto, la solita Rita Katz su Twitter rilancia una nuova presunta minaccia dell'ISIS che avverte l'Italia di non scendere in guerra perché altrimenti il Mar Mediterraneo "sarà colorato dal sangue dei cittadini". E probabilmente, sempre in post produzione.