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Captagon e ISIS: la setta degli Assassini dietro la droga dei terroristi?

La firma dell'ISIS è l'assassinio efferato. La strage di Parigi ha ancora una volta mostrato al mondo come i terroristi islamici sappiano organizzare dei veri e propri spettacoli di morte senza avere nessuna pietà. Uno degli ingredienti di questa bestialità è certamente la "droga della Jihad", il captagon. Una sorta di anfetamina che renderebbe feroci e senza emozioni ma che ancora non basta. Come insegna la famosa setta degli Assassini che, dal Medioevo, potrebbe ancora operare ai giorni nostri.

La strage di Parigi come quella odierna in Mali non fa che mostrare quanto i crimini dello Stato Islamico possano essere efferati. Non che i terroristi in genere abbiano la mano leggera con il prossimo (si pensi alle nostre stragi che ancora, dopo decenni non hanno trovato un colpevole), ma certamente lo spargimento di sangue del Daesh (sinonimo quasi "onomatopeico" usato per l'ISIS che, in arabo, ha il sapore di parole come calpestare e distruggere) non è secondo a nessuno in quanto a violenza, barbarie e "ispirazione scenica". Anzi, il modus operandi dell'ISIS nei suoi crimini ne diventa l'inequivocabile firma. Non a caso anche nelle molteplici esecuzioni pubbliche l'ISIS è sempre andato "oltre" le normali efferatezze. Basta cercare sulle cronache degli ultimi due anni per trovare quanto i terroristi islamici si siano "divertiti" a trovare sempre nuove formule per uccidere. Dalla classica lapidazione allo schiacciamento sotto il carroarmato. E' necessario comunque saper distinguere il vero dal falso, e cioè quando è possibile, capire se un assassinio è vero o è un trucco televisivo creato in post-produzione. La confusione tra il vero ed il verosimile è un'altra arma dello Stato Islamico, forse anche questa comprata sottobanco dalle potenze occidentali. Ma quel che è certo è che le uccisioni vere, le stragi come quelle di Parigi, senza sangue finto e chroma key, sono delle vere barbarie. Ancora più inumane se si pensa che per noi "occidentali" la guerra è ormai diventata asettica come le sue morti. Siamo capaci di bombardare ospedali come a Kunduz in Afghanistan, e uccidere negli anni, in vari bombardamenti per portare "libertà e pace" alle popolazioni, decine di migliaia di civili e innocenti.

La "telemorte" data con la pressione di un joystick è ormai la norma, come se fosse uno "sparatutto in prima persona" a cui tutti (bambini e adulti) giocano con soddisfazione ogni giorno. Ma se premere il tasto "assassinio" è semplice e comodo, come può un essere umano trasformarsi in una spoletta di una cintura esplosiva? Che cosa può innescare una tale temerarietà? Un tale sprezzo del pericolo? Oltre alla promessa del "paradiso" è necessario ovviamente un "aiutino". E nella Jihad moderna si chiama "captagon". Il captagon è il nome commerciale, ma ormai di uso comune, del proncipio attivo chiamato "cloridrato di fenetillina", droga equivalente alla nostra "ecstasy". Secondo le statistiche delle Nazioni Unite il captagon (che si trova facilmente in pasticche) è la droga stimolante più utilizzata dai giovani del mondo arabo, in particolare nella penisola arabica. Viene oggi prodotto clandestinamente soprattutto in Turchia, Bulgaria e Siria e contrabbandato in ogni angolo del Medio Oriente. Utilizzata in passato nel trattamento del cosiddetto "Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività" (ADHD) è ora fuori commercio da decenni per la sua pericolosità in molti Paesi, anche se viene utilizzata comunemente anche dagli studenti arabi e dagli autisti, proprio come le più comuni anfetamine, più o meno legali, in Occidente. Come ogni sostanza di contrabbando le pillole di captagon sono spesso tagliate con sostanze che aumentano i suoi effetti, come anfetamina, metanfetamina, caffeina, efedrina, metronidazolo, teofillina, clorfeniramina, procaina, paracetamolo, ecc.

Per farsi un'idea di quale tipo di affari girino attorno a questa droga si pensi al principe saudita che nell'ottobre scorso è stato arrestato dopo che le autorità libanesi hanno sequestrato due tonnellate di captagon che stavano venendo caricate sul suo jet privato, in decollo dall'aeroporto di Beirut. Come la descrive il sito dell'Unità Operativa di Prevenzione Dipendenze Patologiche dell' Azienda USL 7 di Siena "lo scopo iniziale (del captagon, ndr) era quello di rendere più piacevoli le feste degli Emirati Arabi ma in breve tempo il mercato si è esteso a tutta la popolazione della Penisola Araba (dove oggi è una vera e propria piaga sociale), tanto che è qui che oggi la sostanza viene prodotta. Quasi naturale è stata l'evoluzione politica e militare dell'uso del Captagon: nel 2011 i manifestanti delle primavere arabe confessavano di averlo ricevuto dagli organizzatori per alimentare le manifestazioni di piazza, nel 2013 i Carabinieri italiani inviati in Libia ad addestrare i miliziani riscontrarono che di questi circa il 30% era dipendente da questa sostanza, oggi i curdi assicurano di aver trovato questa sostanza nelle tasche dei militanti dell'ISIS uccisi a Kobane". Sempre nello stesso articolo firmato da Mattia Bozzelli, si spiegano sinteticamente gli effetti della droga dal punto di vista chimico: "Appare in forma di compresse di colore solitamente bianco e da un punto di vista farmacologico si tratta di un'associazione di amfetamine e teofillina che forma un profarmaco, cioè una sostanza di per sé inattiva ma che nell'organismo viene trasformata nel metabolita attivo in grado di dare gli effetti farmacologici ricercati. Sia la teofillina che le amfetamine sono degli stimolanti del sistema nervoso centrale e, perciò, il Captagon è uno stimolante particolarmente potente".

Talmente potente da farsi saltare in aria con una cintura esplosiva, oppure tagliare la gola al malcapitato di turno? Ovviamente la droga non basta, ci vuole ancora qualcosa in più. Se così non fosse, dopo un rave party illegale non rimarrebbe più nessuno vivo ad abbracciare le casse. Una traccia per trovare questo elemento che con la droga trasforma un fanatico in un terrorista sanguinario ce la fornisce l'etimologia della parola "assassinio". Assassinio deriva da "uomini dediti all'hashish". Come spiega la Treccani è la "denominazione occidentale di una setta musulmana estremista e terrorista, con cui vennero a contatto i crociati in Siria nei sec. 12esimo e 13esimo". Sul web ci sono diverse versioni della misteriosa "setta degli Assassini" ma quella più sintetica e completa è della scrittrice Maria Pace: "Il caso, però, che li ha resi famosi (quelli della setta degli Assassini, ndr), è legato soprattutto al sultano Aloylin, una figura inquietante, dispotica, sadica e crudele. Di lui si raccontava che, per legare sempre più a sé i giovani adepti, egli ricorresse ad un espediente profondamente ingannevole. Li drogava con hashish e li faceva vivere per qualche giorno in un luogo di delizie ed incanti, serviti e riveriti da belle fanciulle pronte ad assecondarli in ogni richiesta. Passato l'effetto della droga, i giovani credevano davvero di essere stati in Paradiso, finendo in tal modo di cadere completamente in balia dell'infido Gran Maestro. Annullata ogni loro volontà e personalità, i giovani adepti erano pronti ad eseguire qualunque ordine del Sultano, per tornare in quel 'Paradiso'. Perfino uccidere o uccidersi. Sempre a voler dar fede a questi racconti, il sultano, per dimostrare ai suoi ospiti occidentali la fedeltà dei suoi guerrieri, offriva loro uno spettacolo agghiacciante: ordinava ad alcuni di loro di gettarsi giù dall'alto della fortezza e sfracellarsi sulle rocce sottostanti. Ordine che i giovani eseguivano con grida di gioia, convinti di 'tornare' in Paradiso".

Ed ecco quindi la storia che si ripete: il binomio tra indrottinamento e droga crea il terrorista perfetto. Oggi c'è il captagon, ieri c'era l'hashish (o più probabilmente l'oppio, come scrivono altre fonti) ma il "paradiso chimico" è sostanzialmente lo stesso. Così come la setta degli Assassini, potrebbe in realtà essere la stessa, mutatis mutandis, che ha attaccato le Torri Gemelle, terrorizzato Parigi e oggi attaccato il Mali. E' interessante a questo proposito rileggere delle pagine di Antonino Arconte, un nome familiare per molti attenti lettori, ex uomo del Servizio Informazioni Difesa (il SID), e membro di spicco dell'Organizzazione Gladio. Nel 2012 Antonino Arconte ha scritto un libro molto interessante che si intitola "Ultima missione. G-71 e la verità negata" che, tra le altre cose, riporta direttamente dal Medioevo ai giorni nostri (all'attentato delle Torri Gemelle per la precisione) la setta degli Assassini. Scrive Antonino Arconte mentre guardava in diretta le immagini dell'11 Settembre 2001: "Rimasi davvero senza parole e passai la giornata a guardare e riguardare quelle scene trasmesse più volte dai diversi canali TV. Le prime indagini identificavano il terrorista Osama Bin Laden e la sua organizzazione, Al Qaeda, come mandante ed organizzatore. Io, però, pur non dubitando della capacità tecnica degli inquirenti Americani di scoprire gli autori dei reati, in quelle scene vidi l'impronta di una regia che ben conoscevo come ... Mesopotamica! (...) L'odio trapelava anche dalla meticolosa preparazione di quella scena da inferno Mesopotamico: poteva essere la riedizione della fine riservata al Re di Babilonia, ribellatosi al fratello, Imperatore degli Assiri-babilonesi e lasciato ardere nel rogo del suo palazzo".

Continua quindi l'ultimo Gladiatore del SID: "Mentre sullo schermo scorrevano le spaventose immagini e le prime notizie sui risultati, davvero rapidissimi, delle indagini venivano rese note, nella mia mente si formavano i ricordi di vecchie inchieste sulla setta che aveva strappato al Medioevo le tecniche d'indottrinamento usate, all'epoca delle crociate, per creare sicari micidiali, che non si preoccupavano di morire e con le loro vittime, perché convinti che, questo, li avrebbe portati in paradiso! Costoro erano gli Hashashin, della fortezza di Alamut e delle montagne tra la Persia e l'Afghanistan, su cui avevamo iniziato ad indagare nel 1976, facendo quel rapporto che anticipava la cacciata dello Scià e poi ripreso nel 1985, quando, nel Nord Africa Maghrebino, avemmo notizia certa che una setta Iranica faceva proseliti da arruolare nelle fila del terrorismo integralista, per la Jihad." E chissà se altri dossier dei servizi segreti francesi ed italiani sulle stragi dell'ISIS trattano ancora di questa setta che, dalla notte dei tempi, continua a seminare il buio. Per poi fumarselo.

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