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Standard Poor's: USA declassata? Yes we can! E Cina avvisa lo Zio Sam

Standard e Poor's ha declassato, per la prima volta nella storia americana, il rating degli Stati Uniti, lasciando l'Outlook negativo. Obama spiega che hanno sbagliato i conti, che però ora dovranno fare con la Cina.

"Yes we can" avrà forse pensato Standard & Poor's quando ha downgradato, per la prima volta nella storia americana, il rating sul debito pubblico USA, facendolo passare da "AAA" (massimo grado di affidabilità) ad "AA+". Per l'agenzia di rating, infatti, il processo politico americano "non è coerente" con il rating di tripla A. Penoso, inoltre, sembra essere stato il "balletto" sull'innalzamento del debito pubblico, visto che non è certo la prima volta che gli USA lo aumentano. I continui appelli di Barack Obama, quindi, hanno fatto più male che bene agli Stati Uniti, perché hanno sminuito l'immagine forte del Paese. Un insegnamento che dovrebbe essere forse assimilitao anche dai politici italiani, che in quest'ultimo periodo sembrano rincorrere sempre di più gli andamenti delle Borse (e degli speculatori), con continui appelli alla "coesione nazionale" che evocano il "compromesso bipartisan" di Barack Obama. Gli Stati Uniti si sono dimostrati deboli soprattutto politicamente, e ora ne stanno pagando le conseguenze, visto che anche l'Outlook è rimasto negativo, che si traduce col rischio di un ulteriore declassamento entro 12-18 mesi. Il Tesoro USA si limita invece a dire che Standard & Poor's ha sbagliato i conti, evidentemente quindi non centrando ancora una volta il problema, con Obama che continua a ripetere che bisogna "mettere da parte la politica e rimettere le cose a posto" perché "è quello che si aspetta il popolo americano". "La nostra missione urgente - continua ancora Obama rivolto al Congresso - è far crescere l'economia più velocemente e creare posti di lavoro, questa è la cosa a cui pensano gli americani, questo è quello che preoccupa le famiglie americane". Il downgrade però, è evidente, aumenterà gli oneri finanziari del Tesoro, e ciò creerà all'economia americana uteriori difficoltà in merito al suo risollevamento, perché ci sarà un forte impatto sull'indebitamento del Paese, già alle stelle. A questo si aggiunge il fatto che gli Stati Uniti, Paese capitalista per eccellenza, devono inoltre fare i conti con il pressing della Cina comunista. Pechino, infatti, è secondo solo alla Federal Reserve nel ruolo di creditore, con 1.160 miliardi di dollari, tanto che l'agenzia cinese Xinhua diffonde un comunicato al vetriolo dove di legge che "i giorni in cui 'lo Zio Sam' poteva sperperare i prestiti illimitati concessi all'estero sembrano essere contati" visto che "in molti, fuori dagli USA, ritengono il taglio come un obolo che l'America deve pagare per la crescita del proprio debito e le miopi dispute politiche a Washington", ricordano anche come la Dagong Global, l'agenzia di rating cinese, avevesse già "tagliato i bond del Tesoro USA alla fine del 2010", anche se "alcuni commentatori occidentali" accolsero questa mossa "con un senso di arroganza e cinismo". La Cina fornisce agli Stati Uniti anche utili consigli, invitando gli americani a vivere "nell'ambito dei propri mezzi" affermando che "i debiti in crescita e la ridicola lotta politica a Washington hanno danneggiato l'immagine dell'America all'estero" spiegando come sia quindi "necessario fare un serio esame di coscienza per portare il Paese indietro rispetto al potenziale abisso finanziario". La nota prosegue sottolineando quindi come "la Cina, il più grande creditore dell'unica superpotenza mondiale, abbia tutto il diritto di chiedere oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari", concludendo addirittura con la proposta di introdurre non solo "una supervisione internazionale sulla questione del dollaro" ma anche "una nuova moneta, stabile e sicura come riserva globale può anche essere un'opzione per evitare una catastrofe causata da ogni singolo Paese". Insomma, la Cina sembra essere sempre più vicina, soprattutto agli Stati Uniti.

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