le notizie che fanno testo, dal 2010

Obama: non possiamo permetterci "il primo default della storia USA"

Il prossimo 2 agosto gli Stati Uniti potrebbero fare il "primo default della storia americana", entro quella data gli USA dovranno comunicare se alzare il tetto del loro debito. Nel frattempo Barack Obama cerca di trovare un accordo con i repubblicani.

Il prossimo 2 agosto gli Stati Uniti potrebbero fare il "primo default della storia americana", e il Presidente Barack Obama sottolinea che questo non possono proprio permetterselo. "Non posso immaginare un solo secondo che gli Stati Uniti possano andare in default" afferma, durante la trasmissione televisiva "This Week" del network Abc, il nuovo direttore generale del Fondo monetario internazionale (FMI) Christine Lagarde, che avverte che se gli USA non aumenteranno il tetto del debito (attualmente fissato a 14.294 miliardi di dollari) ci potrebbero essere "conseguenze davvero terribili" sia per gli Stati Uniti che per tutte le altre economie mondiali. La deadline per alzare il tetto del debito USA è proprio il 2 agosto prossimo. Il segretario al Tesoro Timothy Geithner ci tiene immediatamente a precisare, dopo le affermazioni della Lagarde, che gli USA non solo non rischieranno il default ma che soprattutto non ci sarà nessuna conseguenza "catastrofica". Nel frattempo Barack Obama cerca di trovare un accordo con i repubblicani per cercare di risolvere questi "problemi di bilancio". L'ostacolo maggiore che sembra stia incontrando Obama è quello dell'innalzamento delle tasse, che il presidente americano vorrebbe addossare alla classe più ricca, anche se tale idea non pare trovare terreno fertile tra i repubblicani. Inoltre, dopo un primo accordo che prevedeva 4.000 miliardi di dollari di tagli alla spesa americana in 10 anni, ecco arrivare un ulteriore passo indietro dei repubblicani, che ridimensionano la cifra a 2.000 miliardi. Ad annunciare tale cambiamento di rotta è lo speaker della Camera, John Boehner, che sottolinea che è meglio "concentrarsi su misure più limitate" perché "nonostante gli sforzi per raggiungere un terreno comune, la Casa Bianca non cercherà un accordo ampio sulla riduzione del deficit e del debito senza un aumento delle tasse". Barack Obama, d'altronde, deve trovare necessariamente un accordo con i repubblicani perché questi hanno la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, e senza i loro voti nessun provvedimento potrebbe essere approvato. E se non si arriverà ad una intesa, gli Stati Uniti non potranno né rimborsare i propri titoli né finanziarsi sul mercato, quindi default, e cioè quello che il direttore generale dell'FMI ha chiamato uno "shock globale". A rendere la situazione ancora più stressante il fatto che l'agenzia di rating Moody's ha già avvertito che dalla metà di luglio potrebbe mettere sotto osservazione il rating AAA degli Stati Uniti, in vista di un possibile downgrade se non ci sarà una risposta positiva sul debito pubblico. Alzare il tetto del debito non trova, d'altra parte, condivisione generale, ma come sottolinea il segretario al Tesoro USA Geithner "le negoziazioni non possono andare avanti fino al 2 agosto", giorno in cui si deciderà la sorte degli Stati Uniti d'America.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: