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Star Trek nuova serie TV in streaming: Spock avrà i baffi?

Star Trek riparte in streaming con il reboot della serie originale. Alex Kurtzman il produttore di "Star Trek into Darkness" festeggia così l'anniversario dei 50 anni della messa in onda delle avventure della nave stellare Enterprise. Ma non tutti gioiscono: Star Trek TOS non può essere trattata come un mero media franchise.

Da Hollywood la notizia del roboot (il riavvio, come si dice in gergo) della serie televisiva Star Trek. Alex Kurtzman, il produttore del film "Star Trek into Darkness" (quello di J. J. Abrams) ci ha preso evidentemente gusto con il reboot della serie tanto da voler festeggiare l'anniversario dei 50 anni (l'Enterprise debuttò in tv l'8 settembre del 1966) con un nuovo Star Trek che sarà trasmesso nel gennaio 2017 dalla Cbs. Ma esclusivamente in streaming sul canale a pagamento. Per chi non avesse compreso appieno, perché fan storico della serie di Gene Roddenberry (compianto produttore e inventore della serie originale), si parla proprio di una nuova serie televisiva che ricomincerà da zero le avventure dell'equipaggio che arrivava "là dove nessun uomo è mai giunto prima". La sensazione di trovarsi in un universo parallelo, con Spock che cerca delle valvole termoioniche per riparare il suo tricorder danneggiato, è forte. Solamente in un universo parallelo, un mondo al contrario, si può produrre un reboot della serie televisiva originale di Star Trek.

Chi ama la serie "TOS" (The Original Series, come si chiama tra i gli appassionati) aveva tollerato ben quattro follow-up per la TV, cioè "The Next Generation" (1987-1994), "Deep Space Nine" (1993-99), "Voyager" (1995-2001) ed "Enterprise" (2001-05). Ovviamente ha potuto seguire (ma con un occhio solo, e lacrimoso) le avventure di Jean Luc Picard, ma ha dovuto stendere un velo (vulcaniano) pietoso sulle altre opere. Ma è certo che nessun fan di Star Trek degno di questo nome (il termine ricordiamo, è la versione abbreviata di fanatico, come attesta il Merriam-Webster, the Oxford dictionary) poteva aspettarsi la dissacrazione della serie primigenia. Perché rifare daccapo Star Trek senza Kirk, Spock, McCoy, Scott, Uhura, Sulu, Chekov e soprattutto William Shatner, Leonard Nimoy, DeForest Kelley, James Doohan, Nichelle Nichols, George Takei e Walter Koenig è impossibile, e non solo per motivi di esistenza in vita o di vecchiaia. I personaggi di Star Trek sono stati creati ed incarnati dagli stessi attori della "prima serie" tanto che nessuno può "ridiventare" Kirk se non William Shatner, o Spock se non Leonard Nimoy.

Il reboot cinematografico di Star Trek filmato da J.J. Abrams ("Star Trek" del 2009 e "Into Darkness" del 2013) con il giovane Kirk e il giovane Spock e il giovane Khan, è chiaramente un abominio della serie originale e fa un effetto peggiore dei Baby Looney Tunes per un cultore dei Looney Tunes (quelli che vanno dal 1930 al 1969). Guardare un Zachary Quinto fare Spock con le sopracciglia finte e il delicatino Chris Pine impersonare James T. Kirk, non può che provocare un pesante retrogusto stucchevolmente commerciale. E forse qui sta la chiave di lettura che spiega perché i vecchi fan non comprendano l'operazione del reboot della serie televisiva originale: perché la ritengono tale (cioè una serie televisiva) e non un media franchise. In altre parole, ritengono Star Trek "originale" un prodotto artistico e non il primo elemento di un brand commerciale che deve vivere perpetuamente (dalle scarpe, alla gomma da masticare ai nuovi film) per forza. I cultori di Star Trek, che conoscono la storia della produzione di Gene Roddenberry, che hanno letto decine di biografie, seguito retrospettive, memorizzato interviste, studiato le disavventure della serie (sempre in bilico per la cancellazione dalla NBC perché il grande pubblico non la capiva, per poi finire cancellata nel 1969), trattano Star Trek come una vera e propia opera d'arte del XX secolo.

E' paradossale come un artefatto artistico del secolo scorso nato, per sua sventura, in una gabbia commerciale di diritti di copyright debba per forza trasformarsi in un cliché (che deve stampare dollari a costo di rompere l'originale). Pensiamo se Leonardo da Vinci fosse stato operativo negli anni '60 (i capelli lunghi e la barba li aveva) e avesse dipinto la Gioconda sotto contratto della NBC. I fan di Leonardo avrebbero accettato che oggi la Gioconda fosse rifatta e sostituita al Louvre (e nell'immaginario collettivo) da un'altra Gioconda (con la faccia di Belen) per motivi commerciali di reboot del franchise? Eppure come insegna la storia dell'arte c'è solamente una via per unire l'esigenza commerciale (e quindi seriale) con l'opera d'arte ed è la via di Duchamp. E se l'unico modo di rifare la Gioconda è quella di dipingerci sopra i baffi, l'unico modo di rifare Star Trek è quello di mettere i baffi a Spock. Ma Alex Kurtzman non è Gene Roddenberry.

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