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Kepler-22b non è la nuova Terra ma sonde Voyager osservano Lyman-alpha

Kepler-22b non è il pianeta "fratello" della Terra anche se si trova nella zona che una volta si chiamava "Goldilocks Zone". Buone nuove invece dalle due "gemelle" che nel '77 lasciarono la Terra per non tornare mai più (ma, cinematograficamente non si sa mai). Le sonde Voyager continuano a stupire con nuove scoperte. Stavolta hanno osservato la "linea spettrale" della formazione di nuove stelle.

La missione Kepler della NASA continua a dare molte soddisfazioni agli scienziati, soprattutto nella scoperta di pianeti "simili" alla Terra e "possibilmente" abitabili (http://is.gd/CRkqkj). Il telescopio spaziale Kepler, lanciato nel 2009, e posizionato in orbita eliocentrica, scruta con il suo fotometro lo spazio profondo, attendendo, per avere un dato abbastanza certo, che il pianeta candidato "transiti" almeno tre-quattro volte "davanti" alle stelle, misurando la differenza di luminosità. Cosa che è avvenuta anche per Kepler-22b, e non senza un pizzico di fortuna, come ammettono anche i ricercatori statunitensi. "La fortuna ci sorride per la rilevazione di questo pianeta" afferma William Borucki, primo ricercatore della Missione Kepler all'AMES Research Center NASA a Moffet Field in California. "Il primo transito è stato rilevato solamente tre giorni dopo avere dichiarato che il telescopio spaziale era operativo. Abbiamo assistito al definitivo terzo transito dopo le vacanze del 2010", continua Borucki. Kepler-22b è stato lanciato sulla stampa internazionale come il "pianeta fratello" della nostra spendida Terra ma così, purtroppo non è. Il pianeta certamente si trova alla distanza "giusta" dal suo sole per poter avere, teoricamente, acqua allo stato liquido e questo ne farebbe, anche se a 600 anni luce da noi, il perfetto candidato per essere una "nuova Terra". Ma la stessa NASA ammette che ancora non si sa se Kepler-22b sia davvero "abitabile". Per ora è solo un pianeta di circa 2,4 volte il raggio della Terra e per ora, dicono gli scienziati della Missione Kepler, non si può ancora sapere se sia di natura rocciosa o abbia una composizione liquida o gassosa. Quel che però è importante, sottolineano gli esperti, è che Kepler-22b è il "primo pianeta nella Zona Abitabile di una stella come il Sole". Si noti che la "zona Abitabile" (Habitable Zone) ha sostituito il più romantico e suggestivo termine "Goldilocks Zone". L'osservazione del telescopio spaziale Kepler è davvero un passo avanti rispetto alla scoperta di pianeti simili al nostro, tanto che Douglas Hudgins, del programma Kepler in quel di Washington si sbilancia: "Questa è una pietra miliare sulla strada per trovare il gemello della Terra", afferma senza alcun dubbio. E sottolinea, visto che sta a Washington, luogo dove tradizionalmente si decidono i finanziamenti, che "i risultati della Missione Kepler continuano a dimostrare l'importanza delle missioni della NASA, che mirano a rispondere ad alcune delle più grandi domande sul nostro posto nell'Universo". E come dargli torto dato che dobbiamo alla NASA non solo i risultati di Kepler ma anche le spettacolari osservazioni che, dopo 34 anni, due fortunate sonde statunitensi continuano a inviare dai confini del Sistema solare. Le due sonde gemelle Voyager, lanciate nel lontano 1977 si trovano ormai "là dove nessun uomo è mai giunto prima". E neppure nessun artefatto umano, dato che Voyager 1 avrebbe superato anche il record del Pioneer 10. Le sonde Voyager, ancora funzionanti, si trovano ai confini estremi del Sistema solare e trasmettono dati dalla distanza di quasi 18 milioni di Km per quanto riguarda Voyager 1 e circa 14 milioni di Km per la gemella Voyager 2. In attesa ovviamente di spingersi talmente in là fino a tornare, nel remoto futuro, come "V'ger" e minacciare la stessa Terra, come nel primo ed indimenticabile film di Star Trek (http://is.gd/WjLIWx anche se, per la verità, era il 'Voyager 6' a tornare, nella fantasia di Gene Roddenberry). Ora le sonde Voyager stanno osservando nella Via Lattea delle emissioni cosiddette "Lyman-alpha" che i ricercatori associano alla generazione di nuove stelle. La scoperta di queste emissioni nella linea spettrale dell'idrogeno è stata pubblicata su Science ("Voyager Measurements of Hydrogen Lyman-alpha Diffuse Emission from the Milky Way" http://is.gd/oVLU1H). E' la prima volta che si riesce ad osservare la radiazione Lyman-alpha nella Via Lattea e quelle del Voyager rappresentano realmente un momento storico per l'astrofisica. Il problema dell'osservazione della radiazione Lyman-alpha, spiegano gli esperti, è che la stessa radiazione emessa dal Sole è talmente forte da oscurare tutti i segnali più deboli provenienti dall'estremo del Sistema solare. Ecco l'importanza di avere delle sonde (quasi) oltre queste "barriera" solare. E' quindi davvero un peccato, proprio mentre lo spettacolo della Via Lattea si faceva sempre più interessante, che l'energia elettrica delle due sonde Voyager, seppur fornita da reattori nucleari RTG "a termocoppie", si stiano lentamente "spegnendo". Ma il team del Voyager (qui il bellissimo sito ufficiale http://is.gd/F4oRu8) spera nella longevità di queste due fuoriclasse dello spazio profondo.

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