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Buco nero "uccide" una stella: le prove in "scena del crimine cosmica"

Su "Nature" è stata pubblicata la scoperta di un "delitto" cosmico. Individuato l'assassino, un buco nero, ma anche l'identità della vittima, una stella con un nucleo ricco di elio.

"Sappiamo che ci sono forti legami tra i buchi neri e le galassie in cui risiedono, e si è scoperto che in qualche modo la massa del buco nero e la massa di una galassia si influenzano a vicenda" spiega al sito Space.com l'astronomo della Johns Hopkins University Suvi Gezari, l'autore principale della scoperta pubblicata su "Nature" (http://hubblesite.org/pubinfo/pdf/2012/18/pdf.pdf) che in poche parole non solo ha osservato "in diretta" la distruzione di una stella da parte di un buco nero ma per la prima volta sono stati anche in grado di individuare che tipo di stella è stata "assorbita".
"E' come l'aver raccolto le prove da una scena del crimine" aggiunge entusiasta Suvi Gezari, solo che questa volta il luogo del delitto è il Cosmo, l'assassino un buco nero grande che ha una massa pari a 3 milioni di volte quella solare al centro di una galassia a circa 2,7 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra e la vittima è una stella con un nucleo ricco di elio.
Si stima che la fine di una stella inghiottita da un buco nero è un evento più che raro, visto che accadrebbe circa ogni 10.000 anni per galassia. Proprio per questo motivo, il team guidato da Gezari ha monitorato centinaia di migliaia di galassie con il telescopio spaziale Galaxy Evolution Explorer (GALEX), sviluppato dalla NASA, e operante nella regione dell'ultravioletto.
Alla fine tanta costanza è stata premiata, visto che nel giugno 2010 i ricercatori hanno notato un bagliore luminoso provenire dal buco nero di questa galassia lontana quasi 3 miliardi di anni luce.
Di norma, infatti, i buchi neri rimangono silenti finché la vittima, in questo caso una stella, non le si avvicina troppo. Il bagliore, quindi, era il segno inequivocabile che "l'omicidio" si era perpetrato.
"Quando la stella è risucchiata dalle forze gravitazionali del buco nero, una parte dei resti della stella cade nel buco nero, mentre il resto viene espulso ad alta velocità", spiega Gezari, precisando che ciò che è stato osservato è "la luce dal gas stellare che cade nel buco nero nel corso del tempo" (http://is.gd/Mn2bmK).
Gli astronomi hanno quindi continuato a monitorare il buco nero e i suoi picchi di luminosità, ma hanno anche analizzato lo spettro del gas espulso utilizzando i dati del telescopio del Multiple Mirror Telescope (MMT) situato sul Monte Hopkins, in Arizona.
I ricercatori spiegano quindi che poiché ogni elemento ha una sua particolare impronta spettrale, il gruppo di Gezari è stato in grado di determinare che lo spettro del gas di questo evento era per lo più elio.
Il fatto che sia stato individuato spesso l'elio ma poche volte l'idrogeno fa pensare quindi agli astronomi che la stella fosse un gigante rossa che già in passato, a causa della sua orbita ellittica, si era avvicinata troppo al buco nero. La prima volta il buco nero riuscì solamente, grazie alla sua gravità estremamente potente, a "spogliarla" dell'idrogeno esterno cui era avvolta la stella. La stella ha poi continuato il suo viaggio fino a quando non è tornata in prossimità del buco nero, e questa volta non ha avuto scampo.
Per escludere completamente la possibilità che il bagliore osservato non sia originato da un nucleo galattico attivo, il team ha utilizzato Chandra, il telescopio orbitale della NASA per l'osservazione del cielo nei raggi X. Chandra ha mostrato che le caratteristiche del gas non corrispondono a quelle di un nucleo galattico attivo.
Il gruppo di astronomi sottolinea che tutte queste osservazioni sono in grado ora di fornire "elementi per cercare quelle prove necessarie per trovare in futuro altri tipi di eventi simili".
"Siamo in grado di misurare a quale stadio le stelle sono state "terminate" da buchi neri in funzione del tipo di galassia, misurare le masse dei buchi neri, vedere quali tipi di stelle orbitano attorno ai buchi neri nel centro delle galassie" precisa Gezari, spiegando che tutto ciò servirà per "cercare di capire meglio l'evoluzione delle galassie nel corso del tempo". Informazioni che probabilmente potranno essere utilizzate anche per studiare in maniera più approfondita il buco nero al centro della nostra Via Lattea.
Il team prevede di utilizzare il Large Synoptic Survey Telescope per eseguire la scansione del cielo dell'emisfero sud ogni notte, nella speranza di rilevare altri "delitti" ad opera di buchi neri.

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