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Buco dell'Ozono: torna l'incubo dei raggi UV

Torna un vecchio incubo che si credeva chiuso per sempre: il buco dell'ozono. Lo strato atmosferico sopra l'Artico ha registrato un livello "record" di perdita della preziosa "pellicola" che ci permette di vivere senza essere bombardati dai raggi ultravioletti.

Nemmeno è iniziato l'incubo della nube radioattiva proveniente da Fukushima che torna un altro sogno tormentato per tutti coloro che tengono alle sorti del pianeta terra (e degli esseri umani): il "buco dell'ozono". La notizia arriva direttamente dal WMO, il World Meteorological Organization, che informa sul "record negativo" rispetto all'ozono stratosferico sopra l'Artico per questa primavera 2011. Lo strato di ozono è quella "pellicola" atmosferica che ci protegge dai raggi ultravioletti provenienti dal Sole, una sorta di scudo che permette la vita nel nostro pianeta. La presenza di sostanze che distruggono l'ozono e un inverno artico molto freddo nella stratosfera, spiegano gli esperti, ha fatto sì che lo strato di ozono raggiungesse un livello "minimo" mai registrato in precedenza. Il WMO ricorda che la "perdita record" di ozono è avvenuta nonostante un accordo internazionale che ha avuto una grande partecipazione e che ha ridotto la produzione e il consumo di agenti chimici che distruggono l'ozono (ad esempio i famigerati CFC - clorofluorocarburi). Il problema è che questi prodotti hanno una lunga vita chimica (proprio come le simpatiche radiazioni nucleari) e prima che smettano di creare danni allo strato atmosferico di ozono che ci protegge, passeranno decenni. I danni quindi continueranno e ci vorrà ancora moltissimo tempo prima che gli agenti chimici "mangia ozono" tornino al livello del 1980 (obiettivo che si è dato il Protocollo di Montreal). La monitorizzazione del "buco dell'ozono" è stata ottenuta grazie al satellite ESA Envisat "che ha misurato in marzo dei livelli minimi record di ozono sul settore euro-atlantico dell'emisfero settentrionale" come si legge dal sito dell'ESA (http://is.gd/Ql41wz) che sottolinea con le parole di Mark Weber dell'Università di Brema, l'importanza del satellite Envisat: "Le misurazioni effettuate dagli strumenti Sciamachy, MIPAS e GOMOS a bordo di Envisat stanno fornendo informazioni uniche sull'ozono, che aiuteranno i ricercatori a separare cambiamenti chimici e dinamici e ad identificare l'influenza del cambiamento climatico sulla stratosfera. E' perciò essenziale che questi strumenti continuino ad effettuare tali misurazioni il più a lungo possibile".

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