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Somalia e Corno d'Africa: "catastrofe umanitaria" annunciata

Il Corno d'Africa, e in particolare la Somalia, è colpita da una siccità che non si ricordava da oltre 60 anni, come spiega l'ONU, tanto che Papa Benedetto XVI parla di "catastrofe umanitaria", perchè in Africa (e non solo) anche cibo e acqua sono "oggetto di speculazioni".

Dopo la recita dell'Angelus di domenica 17 luglio, Papa Benedetto XVI rivolge un particolare pensiero alle popolazioni che vivono nel Corno d'Africa, cioè quel triangolo ad est del continente africano che comprende Eritrea, Etiopia, Gibuti e Somalia. L'intera regione è purtroppo "famosa" per la sua estrema povertà e per l'instabilità politica che la caratterizza, tanto da essere negli ultimi posti in quelle graduatorie sull'Indice di sviluppo umano. In realtà, l'Eritrea è l'unico Paese oltre alla Somalia "a non essere neanche nelle liste dell'ONU per lo sviluppo umano, perché non ci sono nemmeno i dati relativi alle povertà. Sono tutti Paesi molto problematici, proprio perché appena succede qualcosa di diverso e di grave, oltre ciò che già li aggrava, non hanno la capacità di rispondere ai bisogni della popolazione" come ricorda Paolo Beccegato, responsabile dell'area internazionale di Caritas Italiana, intervistato da Linda Giannattasio di Radio Vaticana (http://is.gd/AAkLgf). E "qualcosa di diverso" sta succedendo proprio in questo periodo, visto che il Corno d'Africa, e in particolare la Somalia, è stata colpita da una siccità che non si ricordava da oltre 60 anni. A questa gravissima emergenza, si aggiungono invece le piogge torrenziali che si abbattono proprio nelle zone dei campi profughi dove le associazioni umanitarie, in primis la Caritas, cercano di portare aiuti e conforto. La preoccupazione di Papa Benedetto XVI è "profonda" tanto da parlare di "catastrofe umanitaria", e dal balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo auspica che "cresca la mobilitazione internazionale per inviare tempestivamente soccorsi a questi nostri fratelli e sorelle già duramente provati, tra cui vi sono tanti bambini. Non manchi a queste popolazioni sofferenti la nostra solidarietà e il concreto sostegno di tutte le persone di buona volontà". Un intervento importante, quello del Santo Padre, perché "incoraggia la comunità internazionale ad intervenire" sottolinea mons. Giorgio Bertin amministratore apostolico di Mogadiscio e vescovo di Gibuti (nonché presidente di Caritas Somalia) ai microfoni sempre di Radio Vaticana, intervistato da Amedeo Lomonaco (http://is.gd/gxFwpl). Mons. Bertin ricorda che non è la prima volta che il Papa lancia "appelli per la Somalia", mentre Paolo Beccegato rammentava che poco tempo fa Benedetto XVI ha denunciato "con grande forza un altro fenomeno, quello delle speculazioni sui prezzi del cibo" che è un problema "collegato anche a tutto quello che è successo nel Nord Africa". I primi di luglio, infatti, il Santo Padre, incontrando i partecipanti alla 37ma Conferenza della FAO domandava come è possibile tacere ancora sul fatto "che anche il cibo è diventato oggetto di speculazioni o è legato agli andamenti di un mercato finanziario che, privo di regole certe e povero di principi morali, appare ancorato al solo obiettivo del profitto" (Benedetto XVI a FAO: produzione alimentare mondiale può sfamare mondo - http://is.gd/q6bL6X). Sono oltre 12 milioni le persone che nelle regioni del Corno d'Africa rischiano di morire, perché manca l'acqua, il cibo, i beni di prima necessità, le strutture sanitarie. "Bisogna fare presto - incalza mons. Giorgio Bertin - si tratta di spostare soldi, di acquistare viveri, di trasportare tende. Ci vorrà un po' di tempo e nel frattempo, soprattutto i bambini piccoli, al di sotto dei cinque anni, purtroppo moriranno". La "catastrofe umanitaria" non è dietro l'angolo, l'ha già superato, e la comunità internazionale non può continuare ad ignorare tale situazione, anche perché spesso generata proprio dal cosiddetto mondo occidentale, quello che a cavallo fra Ottocento e Novecento colonizzava il Corno d'Africa (e non solo) e che nel XXI secolo continua ad opprimere un intero continente attraverso la speculazione, anche di cibo e acqua. Perché la democrazia non si può "esportare" solo quando è utile ad una parte, che stranamente sembra non coincidere mai con i bisogni della popolazione coinvolta.

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