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Il Corno d'Africa si merita un Live Aid con Lady Gaga e Justin Bieber?

A 40 anni da "The Concert for Bangladesh" di George Harrison quasi 12 milioni di bambini, donne e uomini muoiono di fame e stenti. Lady Gaga e Justin Bieber, star planetarie, potrebbero unirsi con le altre superstar per organizzare un nuovo "Concert for Bangladesh" o un "Live Aid" per il Corno d'Africa?

Il primo agosto di quest'anno si è festeggiato in tutto il mondo (ma questo non significa che tutto il mondo abbia festeggiato) il 40esimo anniversario della "madre di tutti i concerti benefici" ovvero "The Concert for Bangladesh", organizzato con grandissime difficoltà e "boicottaggi" illustri, da un magnanimo (nel vero senso letterale latino) e sensibile George Harrison, appena uscito dai Beatles. Il concerto, che vedeva la presenza ispirativa, organizzativa e musicale dell'altrettanto grande Ravi Shankar, non solo raccolse la partecipazione artistica dello stesso "Godfather of Sitar", ma anche quella di Eric Clapton e Bob Dylan, senza dimenticare la presenza di Ringo Starr, Billy Preston, Leon Russell e molti altri. Il concerto tenutosi al Madison Square Garden di New York il 1º agosto 1971, in due show, con circa 40 mila spettatori presenti, fu registrato per dare vita ad un celebre album triplo "The Concert for Bangladesh" che contribuì, con gli incassi dello spettacolo e le vendite dell'album, a salvare dalla fame i profughi dalla guerra di liberazione del Bangladesh, dalle sue atrocità e dal disastro del ciclone Bhola. Come ha avuto modo di dichiarare anche Bob Geldof "The Concert for Bangladesh" è la pietra miliare di tutti i concerti per beneficenza, compreso il suo meraviglioso primo Live Aid (13 luglio 1985) a favore dell'Etiopia. Il concerto di Harrison continua a fare strada (essendo "pietra miliare") anche oggi e a lavorare, con le sue royalties, per combattere la fame del mondo, come si legge sul sito "theconcertforbangladesh.com": "Nella tradizione stabilita da George Harrison e Ravi Shankar, il George Harrison Fund for UNICEF continua a sostenere i programmi in Bangladesh, e ad espandere la sua influenza ad altri paesi dove i bambini hanno bisogno". Anche oggi infatti c'è un "Bangladesh" che ha bisogno di un concerto per sensibilizzare al problema e per raccogliere fondi. E nel Corno d'Africa, oggi, si sta vivendo una carestia terrificante che il mondo non vuole vedere. La situazione è per certi versi simile a quella di 40 anni fa nel Pakistan orientale, dove i disastri e l'orrore della guerra si mischia a condizioni climatiche eccezionali e di crisi atavica. Per capire quanto sia grave la situazione basta leggere le risposte date a Francesca Sabatinelli (di radiovaticana.org) da Lorena D'Ayala Valva, responsabile delle attività per le emergenze del Cesvi, "riguardo al campo di Dadaab, al confine tra Somalia e Kenya, dove ogni settimana arrivano 10 mila profughi". "Esistono in questo momento due ordini di problemi: uno riguarda i rifugiati che erano già qui precedentemente e che devono essere ancora aiutati e poi un supporto integrativo per le persone che continuano ad arrivare" dice D'Ayala Valva, che descrive scene difficilmente immaginabili per noi occidentali. "I bambini sono malnutriti o denutriti, le donne molto provate dalla situazione. Con il rischio di sovraffollamento c'è anche un rischio di epidemia. Quello che si sta facendo in questo momento è una grossa corsa contro il tempo per cercare di scongiurare la diffusione delle malattie" continua la responsabile del Cesvi. Da meditare poi queste parole di Lorena D'Ayala Valva: "Purtroppo questa crisi sta passando un po' sotto tono per mille motivi, ma è veramente importante diffondere il più possibile informazioni corrette, non solo in una logica di donazione, ma anche in una logica di consapevolezza di quello che sta veramente accadendo. E' una tragedia, una tragedia enorme, incredibile: quasi 12 milioni di persone che soffrono di questa crisi tra l'Etiopia, la Somalia e il Kenya. Penso che tutti noi dovremmo essere molto più consapevoli di quello che sta succedendo e probabilmente cercare di agire in qualche modo". ("Fame nel Corno d'Africa: migliaia di somali continuano ad affluire nel campo profughi di Dadaab in Kenya" http://is.gd/6Gkio2). A questo punto il mondo della musica, che non ha più un George Harrison (ma ha ancora un Bob Geldof), deve chiedersi se non vale la pena di organizzare un evento che porti immediatamente cibo acqua e conforto a questi nostri fratelli che stanno morendo letteralmente di fame. Per questo artisti che sono il frutto della globalizzazione e della rete, seguiti da milioni e milioni di fan, addirittura come "follower", minuto per minuto sui social network, hanno un appuntamento con la storia che non possono "saltare". Lady Gaga e Justin Bieber in primis, insieme alle altre superstar "globali" di oggi, devono inventarsi un nuovo "Concert for Bangladesh", o un nuovo "Live Aid", per dimostrare che ancora la musica ha un cuore.

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