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Vescovi siriani rapiti, appello ai rapitori: servono prove certe che sono vivi

Il 22 aprile sono stati rapiti in Siria due vescovi ortodossi di Aleppo e da allora, nonostante il grande sforzo internazionale ed ecumenico, compresi gli appelli di Papa Francesco, non ci sono notizie certe sulla loro sorte. I leader della Coalizione Nazionale dell'opposizione siriana affermano che i vescovi "stanno bene" ma il metropolita Timoteo Matta Fadil Alkhouri lancia l'appello: "Servono prove certe".

Il 22 aprile sono stati rapiti in Siria due vescovi ortodossi di Aleppo, Mar Gregorio Ibrahim, della chiesa siro-ortodossa, e Paul Yazigi, di quella greco-ortodossa. Al momento del rapimento, con i due vescovi c'era anche un autista, purtroppo brutalmente ucciso. Fin da subito, come riferì padre Federico Lombardi, Papa Francesco ha seguito "gli eventi con partecipazione profonda e con intensa preghiera per la salute e la liberazione dei due vescovi rapiti e perché con l'impegno di tutti, il popolo siriano possa finalmente vedere risposte efficaci al dramma umanitario e sorgere all'orizzonte speranze reali di pace e di riconciliazione". Il 24 aprile, al termine dell'Udienza Genarale, Papa Francesco ha ricordato "nella preghiera i due vescovi affinché ritornino presto alle loro comunità" ed ha chiesto "a Dio di illuminare i cuori". Inoltre, Papa Francesco, ha rinnovato l'invito rivolto nel giorno di Pasqua affinché "cessi lo spargimento di sangue, si presti la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione e si trovi quanto prima una soluzione politica alla crisi" in Siria.

Nonostante gli appelli di Papa Francesco, dal giorno del rapimento nessuna notizia certa è trapelata dalla Siria sulla salute dei due vescovi di Aleppo, tanto che agli inizi di maggio il vescovo metropolita Timoteo Matta Fadil Alkhouri, assistente patriarcale nel patriarcato siro-ortodosso di Antiochia, spiegava all'agenzia Fides che non si sapeva ancora "dove siano i vescovi e con chi". Il metropolita sottolineava quindi il grande sforzo internazionale ed ecumenico per cercare di salvare la vita e liberare i due vescovi di Aleppo: "Continuiamo a connetterci con altre persone, leader religiosi e politici, a tutti i livelli. I nostri vescovi in Turchia, in Siria, in Libano hanno attivato i loro canali. Alcuni hanno contatti con l'Esercito Libero Siriano. Chiediamo a ogni uomo e a ogni gruppo, bussiamo alla porta di ogni governo. Abbiamo interpellato vescovi di altre Chiese, nazioni e confessioni. Il patriarcato greco-ortodosso in Libano, ad esempio, ha buoni contatti in Russia. Abbiamo inviato messaggi al Papa ma anche alla Chiesa anglicana. I nostri vescovi negli Stati Uniti sono in contatto con le autorità civili americane. C'è uno sforzo internazionale. Chiunque può cerca di dare il suo contributo - aggiungendo - Vi sono alcuni leader musulmani che sono sinceri e stanno cercando di aiutarci, che amano la pace e amano i cristiani". Il vescovo denuncia però che c'erano anche "loschi personaggi che cercano di sfruttare il momento per ottenere denaro, presentandosi come mediatori".

Il 27 maggio, lo stesso vescovo Timoteo Matta Fadil Alkhouri annuncia una buona notizia alla Fides, e cioè che "c'è uno sprazzo di speranza per la sorte dei due Vescovi di Aleppo rapiti in Siria un mese fa". Il 25 maggio, infatti, Abdul Ahad Steipho, dirigente della Coalizione Nazionale dell'opposizione siriana, a margine di un incontro con i cronisti ha rivelato infatti che due o tre giorni prima "un medico ha visitato i due vescovi" e che "stanno bene". Il dirigente della Coalizione Nazionale dell'opposizione in Siria, però, non ha fornito ulteriori dettagli, nemmeno sui sequestratori. "Abbiamo appreso con gioia e trepidazione questa notizia" dice Timoteo Matta Fadil Alkhouri alla Fides, sottolineando però come non ci sia ancora "alcuna conferma o certezza" e per questo lancia un appello perché "possiamo capire cosa vogliono i gruppi che li hanno presi, e perché pubblichino prove certe, come foto e filmati, per confermare che sono vivi. - aggiungendo - Siamo pronti a fare qualsiasi cosa per loro: vogliamo intavolare contatti con i rapitori. Ancora non sappiamo nulla di preciso, non ci sono giunte richieste. Per questo continuiamo a tenere stretti contatti con i governi, con l'opposizione siriana, con i capi islamici. Ma non basta".

Il metropolita spiega infine che "i leader della Coalizione nazionale dell'Opposizione in Siria hanno detto di avere delle notizie ma di non avere il controllo della situazione. Secondo quanto affermano i governo di Siria, Turchia e Libano, i vescovi si troverebbero nell'area fra Aleppo e la Turchia, nella zona di confine, in territorio siriano. Quest'area è fuori dal controllo del governo siriano e di quello turco. Ci sono altri gruppi armati a controllarlo". Anche se l'informazione fornita dai leader della Coalizione nazionale dell'Opposizione in Siria ha ridato "rinnovata speranza" nel veder presto liberati i due vescovi di Aleppo, il metropolita chiede a tutti di continuare a pregare, in particolare Papa Francesco che ringrazia per la sua vicinanza.

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