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Siria: non c'è alternativa al piano di pace di Kofi Annan

La situazione in Siria continua ad essere critica, e sempre più Paesi pensano ad un possibile intervento militare , opzione che fare fallire definitivamente il piano di pace di Kofi Annan.

Il massacro di Hula, che ha causato la morte di oltre 100 persone, tra cui moltissimi bambini, ha "segnato una svolta" nella crisi siriana, come la definisce il ministro degli Esteri Giulio Terzi.
E infatti, molti Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, ma anche Bulgaria, Paesi Bassi e Svizzera, hanno deciso di espellere i rappresentanti diplomatici di Damasco, dichiarandoli come "persona non grata".
Anche Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone hanno intimato i rappresentanti della Siria di lasciare i rispettivi Paesi, mentre da Damasco l'Alto commissario per i diritti dell'Uomo dell'ONU, Kofi Annan, ha ribadito al presidente siriano Bashar al-Assad che il suo "governo e tutte le milizie filogovernative devono fermare le operazioni militari", perché l'attuazione del piano di pace deve avvenire "non domani, ma ora".
Bashar al-Assad, per tutta risposta, continua a sostenere che l'origine delle violenze e dei massacri va ricercata tra le frange dei ribelli, ma anche il premier islamico conservatore turco Recep Tayyip Erdogan ha avvertito il presidente della Siria che la pazienza della comunità internazionale ha "un limite".
Limite che potrebbe essere presto valicato, visto che la comunità internazione è sempre più convinta che "con Assad la Siria non ha alcun futuro", come precisa Terzi, pur specificando che la strada che porta al cambiamento deve essere "pacifica".
In realtà, sembra farsi largo sempre di più l'idea di un possibile intervento militare in Siria, svolta che farebbe definitivamente fallire il piano di pace che Kofi Annan cerca disperatamente di portare avanti.
L'inviato dell'ONU, da Damasco, cerca di ribadire che il "messaggio di pace non è solo per il governo ma per chiunque abbia una pistola" precisando che "il piano in sei punti deve essere attuato in modo totale. E questo non sta accadendo".
E mentre la diplomazia internazionale lavora per cercare di fermare il massacro, il presidente francese Francois Hollande chiarisce che i leader della Siria dovranno rispondere prima o poi della loro "follia omicida", lasciando intendere di essere in sintonia con la Casa Bianca, sempre pronta "a fornire un'opzione militare", come ribadisce il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Martin Dempsey.
"A condizione che si faccia nel rispetto del diritto internazionale e con l'avallo del Consiglio di sicurezza" dell'ONU, precisa però Hollande.
"Il piano di Kofi Annan è ancora oggi l'unica via d'uscita alla crisi umanitaria che colpisce così brutalmente la Siria e che ha già fatto troppe vittime. E', quindi, indispensabile creare le condizioni necessarie perché Annan riesca a realizzare il suo piano di pace" sostiene invece il Presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa Jean Claude Mignon, rivolgendosi in particolar modo, naturalmente, al governo di Bashar al-Assad.
L'intervento militare in Siria, infatti, appare comunque difficile da realizzare per via del veto di Cina e Russia, alleati di Damasco. Per Mosca, infatti, "ogni nuova misura di pressione" sul regime di Bashar al-Assad da parte dell'ONU sarebbe "prematura".
L'Australia sembra invece pronta a discutere di un eventuale intervento militare in Siria, partendo dalla proposta di Hollande, anche se sottolinea come non si potrà ripetere il "progetto libico", perché "il rischio sarebbe una distruzione completa tra le parti".
Papa Benedetto XVI è "addolorato e preoccupato profondamente" per il massacro di Hula, e per la situazione generale in cui versa la Siria, e rinnova l'appello affinché cessi immeditamente "ogni forma di violenza".
Padre Federico Lombardi spiega quindi che "la Santa Sede esorta le parti interessate e tutta la comunità internazionale a non risparmiare alcuno sforzo per risolvere la crisi attraverso il dialogo e la riconciliazione", sottolineando che "anche i leader e i credenti delle diverse religioni, con la preghiera e la collaborazione vicendevole, sono chiamati a promuovere con grande impegno l'auspicata pace, per il bene di tutta la popolazione".
"Bisogna tenere in vita il piano di Kofi Annan - esorta anche il nunzio apostolico a Damasco, mons. Mario Zenari, parlando con Radio Vaticana - perché altrimenti non si riesce a vedere un'alternativa".
"Se in queste tre, quattro settimane non ci fossero stati questi quasi 300 osservatori - continua mons. Mario Zenari - ci si può chiedere cosa sarebbe successo. Probabilmente ci sarebbe stata più violenza e una violenza più forte. Quindi, bisogna sostenere il piano di Kofi Annan veramente a tutti i costi. Bisogna continuare, anche a piccoli passi, per raggiungere le piccole cose che si possono raggiungere, e bisogna farlo a tutti i costi".

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