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Siria: la metà degli sfollati sono bambini

La situazione in Siria diventa ogni giorno che passa sempre più tragica. L'ONU ha calcolato che quasi "la metà degli sfollati sono bambini, molti dei quali vivono in pessime condizioni e senza alcun accesso all'istruzione".

Sono i bambini a pagare il prezzo più alto del conflitto in Siria, iniziato orami nel marzo 2011. A denunciarlo l'UNICEF ma anche l'Agenzia Fides, che ricorda come "finora 635mila persone hanno dovuto abbandonare le rispettive abitazioni con gravi ripercussioni prevalentemente sui bambini". La Fides sottolinea come infatti per le Nazioni Unite (ONU) quasi "la metà degli sfollati sono bambini, molti dei quali vivono in pessime condizioni e senza alcun accesso all'istruzione". Istruzione che si cerca di portare anche all'interno di capi profughi, come quello di Za'atari, ad 80 chilometri di distanza da Amman, in Giordania. Il 1 ottobre, infatti, "l'UNICEF ha aperto nel campo di Za'atari una scuola temporanea con 14 tende e, a metà novembre, ha completato il trasferimento degli scolari nel nuovo complesso scolastico creato nel campo - composto da 4 gruppi di classi scolastiche, aule per attività disciplinari, una cucina e un cortile per il gioco - in grado di rispondere alle necessità d'oltre 4.200 bambini in 2 turni" come si legge nell'ultimo rapporto dell'Associazione (22 gennaio). "In totale, l'UNICEF sta fornendo opportunità d'istruzione a oltre 24.135 bambini, con la scuola di Za'tari, l'inserimento nelle scuole pubbliche, corsi di recupero, attività d'istruzione informale nelle comunità - si legge ancora - L'UNICEF nel 2012 ha sostenuto anche attività didattiche di assistenza psicosociale a 5.200 bambini. Finora 4.700 bambini hanno ricevuto zainetti e materiali nel campo di Za'atari, 5.800 scolari nelle comunità di accoglienza, 16.000 testi scolastici sono stati forniti. La riparazione di 50 scuole è stata completata e 15 aule prefabbricate sono state installate presso le scuole di Ramtha, per ampliarne le capacità ricettive". L'anno scolastico, in Siria, è cominciato il 16 settembre ma, riporta sempre l'UNICEF, mentre "alcune scuole hanno ripreso le attività, altre restano chiuse per ragioni di sicurezza. Ad oggi, 2.072 scuole delle 22.000 totali esistenti nel paese risultano danneggiate o distrutte, mentre 607 edifici scolastici accolgono famiglie sfollate" tanto che "l'UNICEF ha avviato la riparazione di 106 scuole a Dera'a, nelle zone rurali di Damasco, Lattakia". Come racconta Konady Kone, volontario UNICEF nel capo profughi di Za'tari, la scuola infatti viene vista non solo come un posto dove "imparare" ma come "un fattore di stabilizzazione del campo nel suo complesso". Naturalmente, oltre che la scuola, e l'assistenza sanitaria, la sfida più urgente è quella di riuscire a fronteggiare l'inverno più freddo degli ultimi dieci anni, cercando di mettere al riparo in primo luogo anziani, donne e bambini. Sempre Konady Kone racconta come le famiglie accolte nel campo profughi si preoccupino infatti prevalentemente circa il numero di coperte e la quantità rimanente di gas per il riscaldamento. I numeri della tragedia siriana fanno impressione. "Almeno 60.000 persone hanno perso la vita dal marzo 2011 - stila l'UNICEF - 4 milioni di persone risultano colpite dal conflitto, di cui 2 milioni sono sfollate all'interno dei confini nazionali. Nei paesi vicini, i profughi registrati dall'UNHCR o in attesa di registrazione sono oltre 620.000: 182.000 in Giordania, 153.000 in Turchia, 203.000 in Libano, 70.000 in Iraq, 13.000 in Egitto. Il loro numero continua costantemente a crescere, e tali cifre non comprendono migliaia di rifugiati siriani non registrati, gli iracheni e i palestinesi fuggiti dalla Siria e le famiglie presso cui sono accolti. Circa la metà di tutti gli sfollati e profughi sono bambini e adolescenti. Più di 1,8 milioni di bambini risultano colpiti dalla crisi all'interno della Siria, circa 260mila negli Stati vicino". La Siria sta infatti "andando in pezzi sotto gli occhi del mondo" avverte l'inviato dell'ONU e della Lega araba Lakhdar Brahimi.

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