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Siria: è guerra civile. Esercito di Assad contro folla, "è massacro"

L'esercito del regime del presidente Bashar al Assad infierisce sulla folla, e testimoni locali parlano di "massacro". Le vittime, soprattutto ad Hama, sarebbero circa 150, ma lo spettro del 1982 torna a sovrastare la Siria.

E' un massacro, vogliono distruggere la città prima del mese del Ramadan", racconta un testimone, al telefono con l'Associated Press, la repressione perpetrata dall'esercito di Bashar al Assad che ha causato circa 150 vittime, di cui un centinaio ad Hama, città a 200 chilometri a Nord di Damasco, che negli ultimi giorni era stato teatro di grandi manifestazioni di protesta. Le immagini trasmesse sono, come la maggior parte delle volte, confuse, ma a quanto pare anche in altre città, compresa la capitale della Siria, l'esercito ha aperto il fuoco e sembra che acqua e corrente elettrica siano state tagliate ad Hama. Il mondo occidentale si unisce nell'unanime condanna, e il ministro degli Esteri Franco Frattini da una parte ha ordinato all'ambasciatore italiano di ripartire per Damasco per seguire da vicino la situazione mentre dall'altra, al TG2, invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni ad unirsi "per prendere una posizione molto ferma". Anche il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle si dice convinto che l'ONU abbia "il dovere di reagire", chiedendo espressamente al presidente siriano Bashar al Assad di "mettere immediatamente fine alle violenze contro i manifestanti pacifici" altrimenti la Germania adotterà nuove sanzioni, insieme a tutti gli altri partner europei. Gli USA si limitano invece a sottolineare come la reazione di Assad sia "un atto disperato", e il presidente Barack Obama ha aggiunto che la Siria sarà migliore "quando la transizione democratica sarà realizzata". In molti si cominciano quindi a domandare se l'ONU adotterà la stessa "fermezza" utilizzata con la Libia di Gheddafi, visto che è ormai evidente che in Siria purtroppo sembra essere iniziata una sanguinosa guerra civile. La speranza è che invece la "via del negoziato e del dialogo prevalga su quella della violenza, con l'aiuto degli Organismi internazionali", come auspicava già a metà maggio Papa Benedetto XVI rivolgendo il suo pensiero non solo alla Libia ma anche alla Siria, sottolineando già da allora come fosse "urgente ripristinare una convivenza improntata alla concordia e all'unità" invitando "le Autorità e tutti i cittadini a non risparmiare alcuno sforzo nella ricerca del bene comune e nell'accoglienza delle legittime aspirazioni a un futuro di pace e di stabilità". La Siria, infatti, ha il tragico precedente del massacro del 1982, dove il presidente Hafez al-Assad, padre di Bashar, soffocò il dissenso delle rivolte guidate dai Fratelli musulmani con una repressione che fece tra le 20mila e le 30mila vittime, stando ad alcune fonti.

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