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Siria: distrutti siti armi chimiche. Ma a Sadad il più grave massacro di cristiani

Mentre il mondo palude alla missione congiunta Opac-ONU che ha "completato la distruzione delle apparecchiature utilizzate negli impianti per la produzione o la miscelazione di armi chimiche", in Siria continua il massacro, nel silanzio generale dei grandi media che sembrano aver dimenticato che la guerra, nel PAese, è ancora in corso. A Sadad, infatti, è avvenuto "il più grave e ampio massacro di cristiani avvenuto in Siria da due anni e mezzo e il secondo in tutto il Medio Oriente, dopo quello nella Chiesa di Nostra Signora della Salvezza in Iraq".

L'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) comunica oggi che "il governo della Repubblica Araba siriana ha completato la distruzione delle apparecchiature utilizzate negli impianti per la produzione o la miscelazione di armi chimiche". L'Opac sottolinea quindi come "la Siria abbia rispettato il termine fissato dal Consiglio Esecutivo di completare il più presto possibile e comunque non oltre il 1 novembre 2013" tutta l'opera di distruzione, rendendo inattivi gli impianti. La missione comune Opac - ONU ha ispezionato 21 dei 23 siti dichiarati dalla Siria, e 39 dei 41 impianti situati in questi siti. I due siti rimanenti, spiega la nota dell'Opac, non sono stati visitati a causa di problemi di sicurezza. La Siria, però, ha assicurato che questi due siti erano già abbandonati e che le armi chimiche presenti erano già state spostate in altri siti dichiarati e quindi ispezionati. La prossima tappa della missione è invece fissata per il 15 novembre, quando il Consiglio Direttivo approverà un piano dettagliato per far eliminare al regime della Siria tutto il suo arsenale di armi chimiche.

Mentre il mondo plaude all'operazione dell'Opac, che quest'anno ha vinto anche il Premio Nobel della Pace, in Siria però continua il massacro, anche se ciò non sembra più far notizia tra i grandi media, che hanno abbassato telecamere e attenzione dopo il cessato pericolo dello scoppio di una terza guerra mondiale. Il Patriarcato Siro ortodosso di Damasco comunica invece, attraverso l'Agenzia Fides, che nella città di Sadad "sono stati rinvenuti in due distinte fosse comuni i corpi di trenta i civili cristiani, inclusi donne e bambini, uccisi dalle milizie islamiste", sottolineando però che "nel complesso, i civili cristiani uccisi nella cittadina a metà strada fra Homs e Damasco sono 45". La città di Sadad, insediamento cristiano nonché antico villaggio siriaco risalente al 2000 a. C. situato nella regione del Qalamoon, a nord di Damasco, caratterizzato da chiese, templi, icone storiche e siti archeologici, è stata infatti invasa e occupata dalle milizie islamiste il 21 ottobre ed è stata riconquistata nei giorni scorsi dall'esercito regolare siriano, spiega la Fides. Al loro rientro in città, però, "i rappresentanti del Patriarcato e le famiglie delle vittime vi hanno trovato, nell'orrore generale, due fosse comuni, dove hanno rinvenuto i cadaveri dei loro parenti e amici". L'Agenzia Fides riporta che, stando al "racconto di testimoni oculari, molti dei civili sono stati uccisi dai miliziani delle bande di Al- Nusra e Daash mentre cercavano di fuggire o di mettersi in salvo, il giorno dell'invasione improvvisa".

L'Arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh, Metropolita siro-ortodosso di Homs e Hama, afferma che "quello avvenuto a Sadad è il più grave e ampio massacro di cristiani avvenuto in Siria da due anni e mezzo e il secondo in tutto il Medio Oriente, dopo quello nella Chiesa di Nostra Signora della Salvezza in Iraq, nel 2010". Parlando con la Fides, l'Arcivescovo racconta: "I civili innocenti, martirizzati senza alcun motivo, sono 45, e fra loro diverse donne e bambini, molti buttati in fosse comuni. Altri civili sono stati minacciati e terrorizzati. I feriti sono 30 e le persone scomparse sono tuttora 10. Per una settimana, 1.500 famiglie sono state tenute come ostaggi e scudi umani. Fra loro bambini, vecchi, giovani, uomini e donne. Alcuni di loro sono fuggiti a piedi percorrendo 8 km da Sadad ad Al-Hafer per trovare rifugio. Circa 2.500 famiglie sono fuggite da Sadad, portando con sé solo i vestiti che avevano indosso, a causa dell'irruzione dei gruppi armati e oggi sono profughi sparsi tra Damasco, Homs, Fayrouza, Zaydal, Maskane, e Al-Fhayle. - e ancora - In città mancano del tutto elettricità, acqua e telefono. Tutte le case di Sadad sono state derubate, e le proprietà saccheggiate. Le chiese sono danneggiate e dissacrate, private di libri antichi e arredi preziosi, imbrattate di scritte contro il cristianesimo. Le scuole, gli edifici governativi, gli edifici comunali sono distrutti, insieme con l'ufficio postale, l'ospedale e la clinica. Ai bambini di Sadad è stato rubato il futuro. Molte case non potranno nemmeno essere ricostruite".

L'Arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh conclude amaro: "Abbiamo gridato soccorso al mondo ma nessuno ci ha ascoltati. Dov'è la coscienza cristiana? Dov'è la coscienza umana ? Dove sono i miei fratelli? Penso a tutte le persone sofferenti, oggi nel lutto e nel disagio: ho un nodo alla gola e mi piange il cuore per quanto è successo nella mia arcidiocesi. Quale sarà il nostro futuro? Chiediamo a tutti di pregare per noi".

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