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Siria: Papa Benedetto XVI invia 100mila dollari per azione caritativa

Papa Benedetto XVI invia 100mila dollari per l'azione caritativa della Chiesa siriana, che andrà ad alleviare le sofferenze delle vittime di un conflitto che non sembra cessare nonostante i sei punti del piano di pace di Kofi Annan.

Non è la prima volta che Papa Ratzinger pensa alla Siria, con i suoi appelli affinché nel Paese cessi al più presto la violenza e regni su tutti la pace. L'attenzione del Santo Padre verso la drammatica situazione della Siria si "concretizza" anche con l'invio, tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, di 100mila dollari per l'azione caritativa della Chiesa locale, che andranno ad alleviare le sofferenze delle famiglie e portare assistenza alla popolazione siriana.
"E' un gesto di vicinanza e solidarietà che ha un forte significato per noi, in questo tempo quaresimale e di grande sofferenza: ci fa sentire la Chiesa universale vicina ai suoi fedeli in difficoltà" commenta S. Ecc. Mons. Samir Nassar, Arcivescovo maronita di Damasco, all'agenzia di stampa Fides (http://is.gd/2hAbVE), come ringrazia di cuore anche il Presidente della Caritas Libano, P. Simon Faddoul, che accoglie gli oltre 20mila siriani che fuggono dal conflitto e dalle loro case. L'aiuto di Papa Benedetto XVI "è una iniziativa meravigliosa, che ci incoraggia molto - aggiunge infatti il Presidente della Caritas Libano - Il Papa si mostra vicino a tutti coloro che soffrono nel mondo ed è vicino al dramma del popolo siriano. Speriamo e preghiamo che la sofferenza del popolo siriano abbia presto fine".
Nonostante l'accettazione del piano di pace di Kofi Annan, invece, gli scontri a Damasco, come in altre città della Siria, continuano e il ministro degli Esteri siriano afferma che non vi sarà nessun ritiro dell'esecito. Il piano di Kofi Annan prevedeva, invece, un cessate il fuoco da parte delle forze del regime di Bashar Al Assad, tanto che la seconda Conferenza del gruppo di "amici del popolo siriano" (riunitosi ad Istanbul dopo il primo incontro a Tunisi nel febbraio scorso, e che si riunirà in Francia a breve) cerca di fissare un ultimatum, oltre il quale scatteranno nuove sanzioni.
A sperare in una "rapida applicazione del piano di Kofi Annan" sono in particolare i cristiani della Siria, come sottolinea il padre gesuita Paolo Dall'Oglio (http://is.gd/H9bB8L), fondatore del Monastero siriano di Deir Mar Musa, all'agenzia Fides pochi giorni fa.
I sei punti del piano di Kofi Annan prevedono infatti "collaborazione con l'inviato ONU, fine delle violenze, accesso dei soccorsi alle zone di conflitto, rilascio degli attivisti pacifici arrestati, libertà di movimento per i giornalisti, libertà di associazione e manifestazione per i cittadini".
Il gesuita spiega che "dopo l'accettazione del piano di pace di Kofi Annan, si apre una prospettiva in cui sperano tutti i siriani, tranne coloro che, nelle due parti, pensano di vincere militarmente, imponendo la propria forza armata", facendo notare come invece in quest'ultimo anno "lo spazio politico è stato annegato dalla spirale della violenza" tanto che "molti sono convinti che si tratta di una strategia esplicita, predisposta per rendere impossibile l'espressione dell'opposizione non violenta" perché "se parlano le armi, il dialogo è impossibile".
Padre Dall'Oglio non manca di evidenziare che nel conflitto in atto in Siria "confluiscono fattori e forze diverse: il confronto fra sunniti e sciiti, quello fra la Russia e la NATO, quello fra Turchia e Iran, mentre è sensazione prevalente che anche l'irrisolto conflitto con Israele abbia il suo peso", spiegando che in generale tutti "i siriani sono vittime di questo stato di cose" ma che "i cristiani ne sono vittime due volte".
Come riporta sempre l'agenzia Fides (http://is.gd/iQrKzE), "bande armate islamiste, che inquinano l'Esercito di Liberazione Siriano, hanno preso di mira alcuni fedeli cristiani nel conflitto in corso in Siria", e molte famiglie vittime di tale violenza testimoniano che ciò è dovuto al fatto di essere "considerate vicine al regime", tanto che "oltre 10mila cristiani sono fuggiti dalla cittadina di Kusayr, al confine con il Libano, in seguito alle pressioni di gruppi islamisti sunniti".
Sempre padre Paolo Dall'Oglio spiega che in effetti "i cristiani siriani condividono gli obiettivi della maggioranza, cioè l'autoconservazione di fronte allo spettro dell'instabilità o di uno stato islamico sunnita - chiarendo - Molti fedeli sono per la conservazione perché temono si ripeta lo scenario iracheno: una situazione in cui diventano vittime della guerra civile e dell'instabilità". Per questo "generalmente i cristiani auspicano che si conservi uno stato protettore delle minoranze, come è stato negli ultimi 40 anni. Anche se - non manca di sottolineare il gesuita - ciò è avvenuto a spese dei diritti umani".
A Radio vaticana (http://is.gd/8FSZD9) sempre padre Dall'Oglio precisa quindi come "questo fragile accordo internazionale sia per ora l'unica ancora di salvezza offerta a questa società che con la Domenica delle Palme entra veramente in una ulteriore settimana di passione", sottolineando che "l'annuncio del Papa di aver mandato aiuto concreto" è sicuramente "consolante" per quei "moltissimi cristiani oggi in Siria impegnati con i loro vicini di casa musulmani a cercare di alleviare le enormi sofferenze di tante e tante famiglie", ammettendo che "purtroppo i cristiani sono divisi tra loro" perché "ci sono due modi di guardare alla realtà: uno è a partire dalle proprie paure, un altro è a partire dal desiderio evangelico di essere solidali con tutti".
Per questo il gesuita si augura che con la Pasqua, che "riunisce tutti i figli di Abramo, cristiani, ebrei e musulmani, che sono i nostri vicini e che fanno festa con noi" tutti possano "guardare a Gerusalemme con speranza - concludendo - una speranza abramitica costruita sulle promesse granitiche del Signore".

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