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Siria, Obama: prove di arme chimiche. Ma utilizzate da chi?

Mentre si attendono notizie sulla sorte del giornalista italiano Domenico Quirico, inviato de La Stampa in Siria, di cui si sono persi i contatti da 3 settimane, Barack Obama annuncia di avere le "prove" dell'utilizzo di armi chimiche nel conflitto siriano. Il problema, e che non è chiaro chi le starebbe utilizzando.

Da tempo era chiaro che il "game changer" dell'amministrazione Obama in Siria risiedeva nell'utilizzo o meno di armi chimiche nel conflitto che dura ormai da oltre due anni. Il fatto che Barack Obama abbia quindi annunciato che gli Stati Uniti avrebbero "prove" dell'utilizzo di tali armi in Siria sembra preannunciare il prossimo cambio di strategia degli USA. Per il momento, Barack Obama perde tempo, e se da una parte afferma di avere appunto "prove che siano state usate armi chimiche in Siria" dall'altra precisa: "Ma non sappiamo dove, come, quando e chi le abbia usate". L'ambasciatore siriano dell'ONU Bashar al-Ja'afari ha rivelato che ieri ci sarebbe stato un attacco chimico in un piccolo paese vicino al confine con la Turchia, ad Idlib. Attacco che, stando alle fonti di agenzia, sarebbe stato perpetrato però dai ribelli, facenti parte di quella stessa opposzione siriana che l'amministrazione Obama vorrebbe aiutare anche con "l'invio di armi letali" come rivela il Washington Post. Sembra infatti che l'ambasciatore ONU abbia raccontanto che a Idlib "l'esercito siriano stava guadagnando territorio" e di come nella città di Saraqib "sono stati distribuiti sacchetti di plastica pieni di polvere bianca, che hanno causato tra i residenti disturbi associati agli effetti delle armi chimiche" tra cui "soffocamento, tremori e problemi di respirazione". Ad utilizzare "prodotti chimici sconosciuti" sarebbero stati ribelli siriani, anche se poi avrebbero tentato di far ricadere la colpa sull'esercito di Bashar al-Assad, come riferisce l'agenzia di stampa SANA che cita un funzionario del governo.

Per il momento, il possibile trasferimento di armi letali in Siria non è stato ancora deciso, con Barack Obama che probabilmente attende di incontrare a giugno il presidente russo, quando cercherà di convincere Vladimir Putin ad abbandonare il suo sostegno per il leader siriano Bashar al-Assad. Nel frattempo, negli Stati Uniti si accende il dibattito. Non solo sulla veridicità o meno delle prove di armi chimiche in Siria ma anche sull'opzione di armare pesantemente gruppi di ribelli che sembrano legati ad Al-Qaida. Il gruppo Jabhat al-Nusra starebbe infatti guidando le forze ribelli filo-occidentali in Siria, anche se non è certamente filo-americano. In un articolo del McClatchy, i giornalisti spiegano infatti che "combattenti di Jabhat al-Nusra sarebbero su ogni linea del fronte visitato" pronti a "combattere gli Stati Uniti dopo Bashar al-Assad". Secondo il New York Times, l'amministrazione Obama avrebbe inoltre già inviato più di mezzo miliardo di dollari in aiuti per tali gruppi, mentre la CIA curerebbe "un ponte aereo segreto di armi e attrezzature" dirette ai ribelli dall'inizio del 2012.

Intanto, ancora nessuna notizia del giornalista italiano de La Stampa Domenico Quirico, inviato in Siria. La Stampa ha avuto l'ultimo contatto con Quirico circa 3 settimane fa, mentre l'Unità di crisi della Farnesina si sta muovendo, nel massimo riserbo, per cercare di risolvere la situazione.

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