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Siria, Obama: lanciare missili da Mediterraneo. Bonino: ripercussioni drammatiche

Mentre gli ispettori dell'ONU cercano le prove dell'attacco chimico in Siria, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sembrano intenzionati a bypassare il Consiglio di Sicurezza ONU per iniziare una guerra lampo contro Bashar al Assad, lanciando missili dalle navi da guerra nel Mediterraneo. Il ministro degli Esteri Emma Bonino avverte: "Le ripercussioni potrebbero essere drammatiche".

La situazione in Siria diventa sempre più delicata. Dopo il presunto attacco chimico, la Russia avverte che un intervento militare in Siria avrebbe "conseguenze catastrofiche" per la regione. Il portavoce del Ministero degli Esteri russo, Alexander Lukashevich, ha infatti oggi invitato la comunità internazionale a mostrare "prudenza" e rispettare il diritto internazionale, chiarendo: "I tentativi di bypassare il Consiglio di Sicurezza ONU per arrivare ad un intervento militare rischiano di creare nuove sofferenze in Siria oltre che conseguenze catastrofiche per gli altri paesi del Medio Oriente e del Nord Africa". Di diverso avviso sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Il segretario di Stato USA John Kerry ha infatti affermato ieri che esiste una prova "innegabile" dell'attacco chimico in Siria, avvenuto la scorsa settimana. Medecins Sans Frontieres ha riferito che nei tre ospedali nella zona di Damasco avevano curato circa 3.600 pazienti con "sintomi neurotossici", di cui 355 erano morti. Intanto, gli ispettori dell'ONU che devono verificare se sono state utilizzate realmente armi chimiche in Siria dovrebbero iniziare oggi una seconda giornata di indagini nei sobborghi di Damasco, dopo che ieri un loro convoglio è stato attaccato da dei cecchini non identificati. Stando ad un portavoce delle Nazioni Unite, gli ispettori avrebbero già raccolto sul capo alcuni campioni.

Kerry, comunque, non sembra essere intenzionato ad aspettare i risultati delle indagini ONU, visto che ha dichiarato come Washington abbia in realtà già tutte le informazioni sufficienti sugli attacchi chimici, che saranno rese pubbliche nei prossimi giorni. Intanto, sembra che gli USA abbiano cominciato a rafforzare la loro presenza navale nel Mediterraneo orientale, mentre i vertici militari di Stati Uniti, Gran Bretagna e dei loro alleati avrebbero convocato una riunione in Giordania. L'idea di Barack Obama , infatti, sembra essere quella di un guerra lampo in Siria, della durata di ''non più di due giorni'', con missili lanciati dalle navi da guerra nel Mediterraneo. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha invece ribadito ai giornalisti che l'Occidente non aveva ancora prodotto alcuna prova sul fatto che le forze del regime del presidente Bashar al Assad aveva utilizzato armi chimiche. Per tutta risposta, il Dipartimento di Stato ha comunicato di aver rinviato l'incontro fra diplomatici americani e russi in programma domani a L'Aia per discutere della creazione di una conferenza internazionale atta a trovare una soluzione politica alla crisi. Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha invece precisato alla BBC che una risposta militare internazionale per il sospetto utilizzo di armi chimiche sarebbe possibile anche senza il sostegno delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, infatti, è diviso visto che la Russia e la Cina si oppongono ad un intervento militare in Siria mentre il Regno Unito e la Francia sembrano essere dell'idea che l'ONU potrebbe essere aggirato se ci fosse un "grande bisogno umanitario" nella regione.

Oggi il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino riferisce della crisi in Siria, e in Egitto, in Commissione al Senato, ma nel corso di un forum su Radio Radicale ha già specificato che un intervento militare "senza la copertura del Consiglio di sicurezza dell'ONU non è praticabile". Commentando la "guerra lampo" che vorrebbe portare a termine Obama, Emma Bonino chiarisce: "Dovremmo evitare di rendere mondiale un dramma internazionale. E anche l'opzione 1 di un intervento limitato rischia di diventare illimitato". Bonino infatti riflette che prima di intraprendere una guerra in Siria la comunità internazionale dovrebbe "pensarci mille volte, perché le ripercussioni potrebbero essere drammatiche'', sottolineando che invece con una posizione "unanime" nel Consiglio di sicurezza dell' ONU "si potrebbero percorrere strade non necessariamente militari" in Siria, come ad esempio il "deferimento" di Assad "alla Corte penale internazionale" o una "campagna internazionale per il suo esilio".

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