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Siria, Obama: Assad prima o poi cadrà. Bombardato ponte verso Libano

La situazione in Siria è sempre più drammatica, tanto che in 48 ore sono scappati verso il Libano circa 2000 siriani, tra cui molti cristiani. Obama attende la caduta del dittatore Bashar al Assad, mentre il regime siriano bombarda il ponte utilizzato dai rifigiati per scappare dal Paese.

"Il governo siriano deve proteggere il suo popolo, rilasciare tutte le persone arbitrariamente detenute, ritirare tutte le forze militari dalle città affinché tornino nelle caserme, e i membri armati delle forze di opposizione sono invitati ad astenersi da ogni violenza" chiede la nuova bozza di risoluzione ONU inerente la crisi in Siria elborata dagli Stati Uniti, letta in anteprima dall'Ansa. La situazione in Siria è drammatica, tanto che nelle ultime 48 ore sono fuggiti dal Paese, come riferisce la portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) Fatoumata Lejeune- Kaba, circa 2000 siriani, che tentano prima di tutto di rifugiarsi in Libano. Questa volta però gli Stati Uniti non sembrano avere nessuna intenzione di avviare una azione militare, al contrario di quanto successo in Libia dove, forse, potrebbe pensare quache osservatore, gli interessi da difendere erano molto più urgenti. Barack Obama si limita ad affermare che tanto alla fine "il dittatore" siriano Bashar al Assad alla fine "cadrà", mentre il governo USA fa sapere di appoggiare il ruolo delle Nazioni Unite, della Lega Araba, e dell'inviato speciale Kofi Annan limitandosi a presentare una nuova bozza di risoluzione dove chiede in particolare al governo di Damasco il "libero ingresso degli operatori umanitari".
"In caso di inosservanza della presente risoluzione - si leggerebbe ancora nella bozza americana - prendere in considerazione rapidamente ulteriori misure". Intanto, però, le forze del regime di Bashar al Assad bombardano "un ponte nei pressi di Qseir, nella provincia di Homs", che viene utilizzato "dai rifugiati siriani e in particolare dai feriti per fuggire in Libano", come riferisce Rami Abdel Rahman, presidente dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione dell'opposizione siriana in esilio che ha sede nel Regno Unito.
A tentare di scappare dalla Siria anche molti cristiani, che in Libano trovavano una comunità pronta ad accoglierli e aiutarli. Come riporta l'agenzia Fides, P. Paul Karam, Direttore delle Pontificie Missionarie in Libano che spiega di avere "esperienza diretta di famiglie cristiane fuggite dalla Siria per la violenza o per l'oppressione del regime - raccontando - Vi sono famiglie che hanno parenti in Libano, che sono rifugiate qui e vogliono cambiare vita, cercando lavoro. La risposta della Chiesa in Libano è stata l'accoglienza e la cura di queste persone: le ospitiamo nelle parrocchie, forniamo cibo e vestiario, le assistiamo a livello economico e ad inserirle nel tessuto sociale" aggiungendo che "le famiglie cristiane siriane sono divise in varie parrocchie e diocesi. Sulle famiglie non cristiane non abbiamo notizie dirette, ma sappiamo che ve ne sono molte nel Nord e che il governo libanese ha chiesto alla popolazione di accogliere i rifugiati".
L'abbattimento del ponte nella provincia di Homs renderà quindi più difficile ai siriani, cristiani e non, fuggire da un Paese ormai sull'orlo del collasso, e il Direttore delle Pontificie Missionarie in Libano auspica quindi che ogni azione politica sia "ispirata al bene dell'umanità e della popolazione civile, e non generata da interessi particolari di gruppi o di nazioni".
In particolare, conclude P. Paul Karam all'agenzia Fides, "per quanto riguarda i cristiani, il pericolo che incombe è uno scenario di tipo iracheno, in cui i cristiani siano costretti a fuggire dal paese. Il rischio è che a un regime dittatoriale se ne sostituisca uno di tipo islamista, che imponga la sharia".

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