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Siria: ONU chiede tregua 48 ore per aiuti umanitari. Ok dalla Russia

Mentre Amnesty International denuncia che dall'inizio del conflitto (2011) in Siria sono morte in carcere, torturate, almeno 17.723 e sui media si diffonde la foto simbolo del piccolo Omran, l'ONU chiede alle parti in conflitto 48 ore di tregua per portare gli aiuti umanitari ad Aleppo. La Russia pronta a sostenere una tregua di 48 ore a settimana.

Dopo la diffusione della foto ormai diventata simbolo del piccolo Omran, salvato dalle macerie di un palazzo bombardato ad Aleppo, l'inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria Staffan de Mistura ha chiesto alla parti in conflitto una tregua di almeno 48 ore. In segno di protesta, il rappresentante dell'ONU ha infatti sospeso la riunione settimanale della task force per l'accesso di aiuti umanitari in Siria poiché a causa del conflitto è impossibile farli giungere fino ad Aleppo.

"Venerdì 19 agosto ricorre la Giornata mondiale per l'azione umanitaria e l'unica cosa che vediamo sono combattimenti, offensive, controffensive, razzi, barili bomba, cecchini, gas tossici e bombardamenti" denuncia infatti Staffan de Mistura. Anche l'UE chiede di fermare subito i combattimenti e condanna "tutti gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili e quelli eccessivi e sproporzionati del regime siriano" come afferma l'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea Federica Mogherini.

La scorsa settimana la Russia aveva annunciato una pausa unilaterale di tre ore al giorno dei suoi bombardamenti su Aleppo, ma per l'ONU tale periodo è del tutto insufficiente per portare alla popolazione cibo e medicine. Dopo la richiesta di Staffan de Mistura, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov ha quindi annunciato che Mosca "è pronta a sostenere una tregua di 48 ore a settimana". "Siamo pronti a mettere in atto la prossima settimana la prima tregua umanitaria di 48 ore per portare aiuti umanitari ai civili di Aleppo come 'progetto pilota' e a confermare la sicurezza della distribuzione di beni alla popolazione della città'', ha quindi aggiunto Konashenkov.

Intanto, Amnesty International ha pubblicato un rapporto che stima in 17.723 il numero delle persone decedute in carcere in Siria dal marzo 2011, pari ad una media di oltre 300 morti al mese. "Da decenni le forze governative siriane usano la tortura per stroncare gli oppositori. Oggi viene usata nell'ambito di attacchi sistematici contro chiunque, nella popolazione civile, sia sospettato di non stare dalla parte del governo. Siamo di fronte a crimini contro l'umanità, i cui responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia" denuncia Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

L'Ong chiede quindi ai Paesi della comunità internazionale, soprattutto Russia e Stati Uniti che condividono la direzione dei colloqui di pace sulla Siria, a "mettere questo tema in cima all'agenda delle discussioni tanto col governo quanto coi gruppi armati e sollecitare gli uni e gli altri a porre fine alla tortura".

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