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Siria, ONU: 2.200 vittime. Ban Ki-moon: Assad non mantiene promesse

Mentre un delegazione dell'ONU entrava in Siria, le forz governative siriane avrebbero aperto il fuoco sulle persone scese in piazza. L'ONU denuncia che dall'inizio delle proteste ci sarebbero state oltre 2.200 vittime, e se Bashar al Assad non si dice "preoccupato", ad esserlo è Ban Ki-moon.

Dopo l'intervista trasmessa in tv del presidente siriano, Bashar al Assad, che prometteva "riforme" e prossime "elezioni" a cui potranno prendere parte anche altri gruppi politici, oltre al suo Baath, migliaia di siriani sono scesi nuovamente in strada per chiedere la fine del regime. Nel frattempo, il governo della Siria ha concesso ad una delegazione di esperti inviati dal sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, Valerie Amos, di entrare nel Paese ma mentre una folla dava il benvenuto al team umanitario dell'ONU, le forze siriane avrebbero aperto il fuoco sulle centinaia di persone che erano scese in strada, uccidendone tre, secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. L'alto commissario Navi Pillay riferisce intanto al Consiglio per i diritti umani dell'ONU che "ad oggi, oltre 2.200 persone sono state uccise da quando le proteste di massa hanno avuto inizio a metà marzo, con più di 350 persone uccise in Siria dall'inizio del Ramadan", cioè dal 1 agosto. Le potenze occidendali tornano quindi a chiedere a Bashar al Assad, con rinnovato vigore, di dimettersi, di porre fine alla repressione e facilitare il passaggio verso la democrazia. Washington, intanto, impone nuove sanzioni nei confronti del governo siriano e anche al Consiglio di sicurezza dell'ONU si chiede di intervenire in questo senso. Il presidente Bashar al Assad risponde a questo pressing affermando che "qualsiasi ritorsione sulla Siria avrà delle gravi e insostenibili conseguenze", aggiungendo che le richieste degli USA e di alcuni Paesi europei "sono senza valore". Bashar al Assad ribadisce di non essere minimamento "preoccupato" della situazione "anche se nelle ultime settimane sta diventando sempre più una lotta armata", sottolineando che ogni eventuale azione militare contro la Siria "avrà conseguenze assai più vaste di quanto loro potrebbero sopportare". In questo contesto interviene anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che accusa, pubblicamente, il presidente della Siria di non aver mantenuto una promessa che Bashar al Assad gli avrebbe fatto la scorsa settimana nel corso di una telefonata. Il rais siriano, infatti, avrebbe assicurato a Ban Ki-moon che avrebbe sospeso l'offensiva militare contro i civili. Promessa disillusa, a sentire anche le ultime dichiarazioni di Navi Pillay, che richiede la "continua attenzione" del Consiglio per i diritti umani dell'ONU vista la "gravità delle violazioni in atto e dei brutali attacchi contro i manifestanti pacifici in Siria", tanto che Ban Ki-moon avrebbe evidenziato come sia "preoccupante che Bashar al Assad non abbia mantenuto la sua parola".

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