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Siria, Assad: qualsiasi accordo preso a Ginevra 2 passerà da referendum

Intervistato dalla Al-Manar TV Lebanon, il presidente della Siria Bashar al-Assad avrebbe precisato che qualsiasi accordo raggiunto nel corso della conferenza di pace internazionale ribattezzata Ginevra 2 dovrà essere ratificato da un referendum nazionale. Intanto, le forze di opposizione sembrano intenzionate non voler partecipare alla conferenza.

Il presidente siriano Bashar al-Assad avrebbe assicurato che il popolo avrà l'ultima parola su qualsiasi accordo di pace derivante da colloqui promossi da Stati Uniti e Russia. Qualsiasi accordo di pace, spiega il Los Angeles Times, sarà sottoposto ad un referendum nazionale, avrebbe precisato Bashar al-Assad giovedì nel corso di una intervista televisiva alla Al-Manar TV Lebanon. Assad spiega che il suo governo parteciperà alla conferenza di pace, promossa dagli Stati Uniti e dalla Russia, dove potrà negoziare direttamente con l'opposizione ma, chiarisce: "Entrambe le parti possono proporre qualsiasi cosa, ma nessuno può decidere niente senza l'approvazione del popolo siriano". Per superare la crisi in Siria, l'idea è quella di attuare finalmente un governo di transizione, ma Assad lascia intendere che tale decisione, che va ad escludere il suo ruolo da presidente, dovrà prima passare attraverso un referendum popolare. Naturalmente, non è chiaro come si possano creare le condizioni per un referendum nel mezzo di una devastante guerra, che affligge la Siria da oltre due anni.

George Sabra, il capo del più importante gruppo di opposizione, U.S.-backed Syrian National Coalition, ha precisato però, dopo un giro di incontri in Turchia, che viste le "barbarie che l'esercito di Assad" starebbe compiendo "qualsiasi discorso di una conferenza internazionale o di una soluzione politica in Siria è priva di senso". In altre parole, per l'opposzione non è tempo di negoziazioni, e ciò naturalmente rischia di far saltare, o rendere inutile, la conferenza promossa, dopo sforzi congiunti, da Washington e Mosca, tanto che la presa di posizione di George Sabra ha messo in imbarazzo l'amministrazione Obama. Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato USA, ha infatti invitato "l'opposizione siriana a non uscire fuori dal suo dichiarato impegno di voler lavorare verso una soluzione politica" della crisi.

Nel corso dell'intervista, Assad non ha risposto alla domanda se la Russia avesse già fornito alla Siria i sistemi di difesa missilistici terra-aria a lungo raggio S-300, e che preoccupano molto Israele. "Non è la nostra politica il parlare pubblicamente di questioni militari, in termini di ciò che possediamo o di ciò che riceviamo" ha risposto solamente Assad. Tra le forze che sostegono il governo di Bashar al-Assad c'è anche quello dell'Iran, che però ha sempre negato di aver inviato nel Paese qualsiasi tipo di armamenti. La mossa di Mosca di fornire i sistemi missilistici S-300 è giunta dopo che l' UE non è riuscita a rinnovare l'embargo sulle armi in Siria, anche se Francia e Gran Bretagna starebbero pensando di armare i ribelli siriani non prima del 1 agosto.

L'Italia continua, anche con il nuovo ministro degli Esteri Emma Bonino, a pensare che "non esiste soluzione militare alla crisi in Siria" tanto che invita a riflettere sul fatto che alla conferenza di pace, già ribattezzata Gineva 2, non sarà possibile escludere l'Iran, senza il quale sarebbe difficile portare a compimento una giusta mediazione, anche per l' ONU. Riguardo alla possibilità di spedire armi in Siria, la Bonino ha spiegato che proporrà che "l'Italia non lo faccia". Il "parlare" di armi, sia dirette all'opposizione che alle forze di Assad, complicano infatti gli sforzi USA - Russia di realizzare la conferenza di pace a Ginevra. In particolare, è Israele ha chiedere a Mosca di fermare l'invio dei sistemi di difesa missilistici promessi al governo siriano.

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