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Russia a ONU: USA armano ribelli "moderati"? Ma in Siria non esistono più

Parte integrante della strategia anti-ISIS dell'amministrazione Obama è quella di armare i ribelli "moderati" siriani. La Russia, davanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, commenta un recente rapporto che rivela come in Siria "l'esercito libero non esiste più" perché "i gruppi armati qualificati come 'moderati' coordinano strettamente le proprie attività con gruppi terroristici".

Nel corso di una sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, l'ambasciatore della Russia a Ginevra Alexey Borodavkin ha commentato un recente rapporto redatto da una commissione indipendente dell'ONU, pubblicato alla fine di agosto e che copre circa il primo semestre del 2014. Davanti al Consiglio dell'ONU, Borodavkin ha sottolineato che nella relazione viene evidenziato anche che "il governo siriano sta lavorando contro un enorme esercito di terroristi armati e addestrati", denunciando: "L'esercito siriano libero non esiste più. I gruppi armati qualificati come 'moderati' coordinano strettamente le proprie attività con gruppi terroristici". La Russia non condivide quindi il piano dell'amministrazione Obama, volta ad armare come parte integrante della sua strategia anti-ISIS proprio quei ribelli "moderati" che però in Siria ormai non esisterebbero più. Gli Stati Uniti vorrebbero infatti addestrare ed armare, contro i jihadisti dello Stato Islamico, i miliziani del Free Syrian Army (FSA), il movimento ribelle riconosciuto dalla Syrian National Coalition (Coalizione nazionale siriana). Il rapporto non afferma che il FSA non esiste più ma avverte che, per rivalità interne e varie divisioni, non è comunque riuscito a sottrarre la Siria dal "predominio di gruppi armati radicali", denunciando che "alcuni ruppi etichettati come moderati" hanno poi "stretto alleanze con i gruppi estremisti, tra cui Jabhat al-Nusra, affiliato di Al-Qaida". La Russia rimprovera quindi all'Occidente di non essere intervenuta in tempo contro la formazione di questi gruppi terroristici, concentrando invece l'attenzione solo sul rovesciamento del regime di Bashar al-Assad. Alexey Borodavkin precisa: "Ora, purtroppo, dobbiamo ammettere che i nostri scenari peggiori si sono concretizzati: lo Stato Islamico ha sequestrato un terzo del territorio del paese, ha proclamato la città siriana di Raqqa come capitale del loro 'califfato' e sta commettendo crimini efferati". Borodavkin conferma che la Russia contribuirà allo sforzo internazionale per combattere l'ISIS attraverso l'invio di armi e altri tipi di aiuti alla popolazione, rigettando però il piano del presidente Barack Obama di estendere gli attacchi aerei contro lo Stato Islamico dall'Iraq alla Siria, perché questo andrebbe a violare il diritto internazionale.

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