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Papa Francesco: "fermare" ISIS. E Obama bombarda la Siria, ma contro Khorasan

Un anno fa Papa Francesco aveva scongiurato un attacco alla Siria e il possibile scoppio della Terza Guerra Mondiale. Poi è arrivata la minaccia dell'ISIS da "fermare" come sostenuto dallo stesso Pontefice. Barack Obama bombarda quindi la Siria, violando però sia "il diritto internazionale" che quello degli USA, visto che l'attacco non è stato autorizzato dal Congresso. Così, la Casa Bianca tira fuori dal cilindro il pericoloso gruppo Khorasan, "vero obiettivo" dell'attacco in Siria.

Solo un anno fa, Papa Francesco scriveva una lettera a Vladimir Putin in occasione del G20 di San Pietroburgo, invitando i leader mondiali a "riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria". "Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l'inutile massacro a cui stiamo assistendo" scriveva Papa Francesco rivolgendo ai leader del G20 "un appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare". Anche grazie alla lettera di Papa Francesco, non ci fu nessun intervento armato in Siria da parte degli Stati Uniti, che sarebbe potuto degenerare anche nella Terza Guerra Mondiale. Un anno fa, Barack Obama voleva invadere la Siria perché la "sicurezza americana" era "in pericolo" visto che qualche "terrorista" avrebbe potuto mettere mano "alle armi chimiche" di Bashar al-Assad e attaccare gli USA. Ma senza l'appoggio dell'ONU, tanto che l'11 settembre scorso venne pubblicato sul The New York Times un articolo scritto da Vladimir Putin dall'eloquente titolo "Un appello alla prudenza dalla Russia" (A Plea for Caution From Russia). Il Presidente russo evidenziava: "Nessuno vuole che l'ONU subisca lo stesso destino della Società delle Nazioni. Questo potrebbe accadere se i Paesi più influenti bypassano le Nazioni Unite e intraprendono un'azione militare senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza".

Oggi, il nemico degli USA non è più Bashar al-Assad e le armi chimiche sembrano ormai un lontano ricordo, anche perché forse avrebbero potuto utilizzarle anche quei ribelli siriani sostenuti dagli americani. Bashar al-Assad ora può diventare temporaneamente un alleato degli Stati Uniti, che finalmente sono riusciti a bombardare la Siria. All'orizzonte, infatti, è apparsa una nuova minaccia, quella del "Califfato". E a sostenere che bisognava "fermare" l'avanzata dello Stato Islamico questa volta è stato proprio Papa Francesco, forse influenzato da chi nelle alte sfere già parlava di genocidio tanto che persino su Twitter chiedeva "alla comunità internazionale di proteggere tutte le vittime di violenza in Iraq". Anche se Papa Francesco ha precisato che se "è lecito fermare l'aggressore ingiusto" ciò non vuol dire "bombardare, fare la guerra", dall'altra il Pontefice non ha mai chiarito in quale modo si poteva fermare l'ISIS. Purtroppo, gli Stati Uniti sembrano conoscere un solo modo per "fermare" i "terroristi" che minacciano il mondo e l'America, e così Barack Obama non si è lasciato sfuggire l'occasione per entrare finalmente in Siria, tra una frase del Papa e qualche video su presunte decapitazioni.

Questa notte sono quindi iniziati i primi raid con i droni americani sulla Siria. Apparentemente l'obiettivo dei bombardamenti erano le postazioni dell'ISIS, ma tra un miliziano a l'altro sono morti anche 8 civili, 3 dei quali erano bambini, come riferisce la Reuters citando l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Ad affiancare gli Stati Uniti nei bombardamenti i suoi "partner arabi", come li definisce il portavoce del Pentagono della marina militare John Kirby. Alleati con gli USA per l'attacco in Siria l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, la Giordania, il Barhein e il Qatar. Da sottolineare come alcuni, tra questi Paesi, non brillino certo in fatto di diritti umani e lotta alle discriminazioni, anche religiose. Ma per il momento, ciò non sembra minare la tranquillità e le coscienze della "comunità internazionale".

Barack Obama, però, non aveva nessun diritto di bombardare la Siria. Prima di tutto, Obama ha violato la Costituzione degli Stati Uniti perché gli attacchi aerei non sono stati approvati dal Congresso. In molti ipotizzano che il vero obiettivo di Washington sarà quello infine di dirigere le sue bombe contro il regime di Assad, che ha cercato di rovesciare per più di due anni. Obama avrebbe potuto dare l'ok per l'attacco in Siria solo sulla base dell'AUMF 2001, che prevede però l'uso della forza militare americana contro "nazioni, organizzazioni o persone" che hanno "pianificato, autorizzato, commesso o aiutato gli attacchi terroristici avvenuti l'11 settembre 2001, oppure sono collegati a tali organizzazioni o persone". Vale a dire che Obama avrebbe potuto dare l'autorizzazione ai bombardamenti in Siria senza passare dal Congresso solo se l'obiettivo da "abbattere" aveva "un nesso con Al-Qaida" oppure erano "forze associate Al-Qaida nella lotta contro gli Stati Uniti". Peccato però che, lo hanno sottolineato più volte gli stessi media mainstream, Al-Qaida si è persino dissociata dall'ISIS.

Ed ecco quindi che Obama, per giustificare un atto formalmente incostituzionale che prevederebbe anche la richiesta di impeachment, tira fuori dal cilindro Khorasan, un oscuro gruppo terroristico che sarebbe peggio di Al-Qaida e l'ISIS (magari anche messi insieme). Sempre John Kirby dichiara alla Nbc News: "Abbiamo avuto ottime indicazioni che questo gruppo, che è un gruppo molto pericoloso, stava tramando e pianificando imminenti attacchi contro obiettivi occidentali inclusi gli Stati Uniti ed è stato su questa base che abbiamo colpito gli obiettivi in Siria. - precisando - L'obiettivo era Khorasan". Facile immaginare che da adesso in poi il nome Khorasan rimbalzerà in ogni media affianco a quello dell'ISIS come nuova minaccia da "fermare", e il gruppo verrà probabilmente usato per motivare chissà quali altre azioni anche militari.

Oltre a doversi "giustificare" con gli americani, Barack Obama prima o poi dovrà rispondere anche del fatto di aver violato "il diritto internazionale" come sottolinea il Ministero degli Esteri russo, che ricorda: "Per i bombardamenti contro le posizioni del gruppo terroristico dello Stato Islamico in Siria (il "pericolo" di Khorasan non era ancora giunto al Cremlino, ndr) era necessaria l'esistenza di un consenso esplicito da parte del governo siriano, oppure l'adozione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite". Prima di lanciare le proprio bombe, invece, gli Stati Uniti hanno (pare) semplicemente scritto una lettera al governo di Damasco per informarli che stavano per attaccare. Solo ieri il presidente russo Vladimir Putin, nel corso di una conversazione telefonica con il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, aveva precisato: "La lotta al terrorismo in Medio Oriente e in Nord Africa richiede un'azione concertata da parte dell'intera comunità mondiale sotto l'egida delle Nazioni Unite. I tentativi di raggiungere i propri obiettivi geopolitici violando la sovranità dei paesi aumentano soltanto le tensioni in quelle regioni e destabilizzano ulteriormente la situazione". La Russia quindi chiarisce: "Mosca ha messo in guardia più di una volta che chi si farà promotore di scenari che prevedono l'uso della forza si assumerà la responsabilità giuridica internazionale dei loro atti".

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