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E' anche UE che affama la Siria: sanzioni dal 2011, tolte solo al futuro ISIS

La retorica dell'Unione europea "sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l'acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria" denunciano in una petizione vescovi, religiosi e consacrati cattolici che ricordano come dal 2011 l'UE impone sanzioni contro la Siria, contribuendo ad affamare il popolo che resiste.

L'Unione europea e gli Stati Uniti non fanno altro che professare la volontà di aiutare il popolo siriano, martoriato da 5 lunghi anni di guerra che ha causato oltre 250.000 morti e sei milioni di profughi. Appena ieri, al termine della riunione a Vienna del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria (Issg), il segretario di Stato USA John Kerry, durante la conferenza stampa congiunta con l'omologo russo Sergei Lavrov e l'inviato ONU Staffan de Mistura, ha annunciato l'invio immediato di aiuti umanitari diretti in 18 città assediate.

Ma a contribuire "a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l'attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa" è stata proprio l'Unione europea che nel 2011 varò una serie di sanzioni contro la Siria. All'epoca, l'UE presentò tali sanzioni come unicamente rivolte "a personaggi del regime" di Bashar al-Assad, ed imponevano "al Paese l'embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti".

Tali sanzioni sono in vigore ancora oggi anche se nel 2012 "veniva rimosso l'embargo del petrolio dalle aree controllate dall'opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette 'forze rivoluzionarie e dell'opposizione' ", molte delle quali conversero nello Stato Islamico. A denunciare questa incredibile situazione numerosi vescovi, religiosi e consacrati cattolici, appartenenti a diverse Chiese sui iuris, in una petizione rivolta "ai parlamentari e ai sindaci di ogni Paese", Italia compresa quindi, affinché si mobilitino per denunciare "l'iniquità delle sanzioni alla Siria".

L'embargo infatti "rende anche impossibile per i siriani stabilitisi all'estero già prima della guerra di spedire denaro ai loro parenti o familiari rimasti in patria. Anche le organizzazioni non governative impegnate in programmi di assistenza sono impossibilitate a spedire denaro ai loro operatori in Siria. Aziende, centrali elettriche, acquedotti, reparti ospedalieri sono costretti a chiudere per l'impossibilità di procurarsi un qualche pezzo di ricambio o benzina" denunciano i firmatari, evidenziando che "non può essere la fuga l'unica soluzione che la comunità internazionale sa proporre a questa povera gente". Anche perché, si sottolinea nella petizione, "questa soluzione incontra non poche difficoltà e causa accese controversie all'interno dell'Unione europea" che finora con voce unanime è riuscita solamente a dare 6 miliardi di euro alla Turchia per i respingimenti.

I religiosi cattolici denunciano infatti che "la retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l'acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria" e per questo chiedono, in attesa di un negoziato, che "le sanzioni che toccano la vita quotidiana di ogni siriano siano immediatamente tolte" perché "l'attesa della sospirata pace non può essere disgiunta da una concreta sollecitudine per quanti oggi soffrono a causa di un embargo il cui peso ricade su un intero popolo".

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