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Bashar al-Assad: UE aiutò terroristi. E rifiutò accordo di pace per Siria

Mentre i leader dell'Unione europea discutono ancora sulle quote di migranti da accogliere in ogni Paese, il presidente della Siria Bashar al-Assad ricorda come Stati Uniti ed Unione europea hanno "sostenuto i terroristi sin dall'inizio della crisi". Senza contare che nel 2012 USA, Gran Bretagna e Francia rifiutarono un accordo di pace proposto dalla Russia che prevedeva le dimissioni di Assad.

Mentre i leader dell'Unione europea discutono ancora sulle quote di migranti da accogliere in ogni Paese, il presidente siriano Bashar al-Assad accusa l'Europa di "piangere con un occhio per i rifugiati e di puntare contro di loro una mitragliatrice con l'altro". Bashar al-Assad afferma infatti che la crisi dei migranti è il risultato diretto del sostegno dell'Occidente agli estremisti della Siria. "Quei profughi hanno lasciato la Siria a causa del terrorismo" sottolinea infatti Assad, ricordando però come Stati Uniti ed Unione europea hanno "sostenuto i terroristi sin dall'inizio della crisi (era il 2011, ndr), sostenendo che si trattava di una rivolta pacifica". Bashar al-Assad denuncia infatti che fino a poco tempo fa l'Occidente parlava solo di "opposizione moderata" in Siria e ancora oggi tende a "dividerli in gruppi" mentre, afferma il leader siriano, "tutti i gruppi armati sono terroristici". Assad ha specificato quindi che non può esserci soluzione politica per la crisi in Siria fino a quando il terrorismo non sarà sconfitto. Attualmente, lo Stato Islamico avrebbe il controllo di un terzo del territorio siriano oltre a vaste aree del vicino Iraq. In Siria, inoltre, milita un ramo di Al Qaida e il Fronte al-Nusra.
Soluzione politica che poteva essere raggiunta ben tre anni fa. Il Guardian rivela infatti che nel 2012 la Russia aveva proposto le dimissioni di Bashar al-Assad come parte di un accordo di pace, rifiutato dalle potente occidentali. Da allora, decine di migliaia di persone sono state uccise e milioni sono diventati dei profughi. L'ex presidente finlandese e premio Nobel per la pace Martti Ahtisaari rivela infatti che durante dei colloqui presso la sede delle Nazioni Unite a New York, l'ambasciatore russo Vitaly Churkin aveva proposto un piano in tre punti che prevedeva anche la possibilità che Assad lasciasse il potere. Martti Ahtisaari spiega però che Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno ignorato la proposta perché "convinti che Assad sarebbe caduto da lì a poco". Al punto uno di quel piano russo c'era inoltre il divieto di fornire armi all'opposizione siriana, quella che oggi è divenuta il vero nemico da combattere. Evidentemente, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia non eccellono in lungimiranza.

Assad ha quindi speso parole dure contro l'Europa che dice di sentirsi in colpa per le morti in mare ma, al contempo, non è riuscita a creare dei corridoi umanitari ed un sistema di immigrazione controllata costringendo quindi i profughi a viaggi molto pericolosi. Inoltre, domanda il presidente siriano: "Una sola vita persa in mare è più preziosa di quelle perse Siria? - aggiungendo - Come ci si può indignare per un bambino annegato ma rimanere in silenzio per la morte di migliaia di bambini, anziani, donne e uomini uccisi dai terroristi in Siria? Questi due pesi e due misure dell'Europa sono inaccettabili". "Se siete preoccupati per i rifugiati, smettere di sostenere i terroristi" ha dichiarato Assad rivolgendosi Europa. Il presidente siriano auspica quindi un fronte comune per combattere i terroristi ma, precisa, gli Stati Uniti, a capo di una coalizione che sta portando avanti raid aerei contro i miliziani dell' ISIS in Siria e in Iraq, si rifiutano di coordinarsi con il suo governo perché sarebbe come un "riconoscimento dell'efficacia" del regime "nella lotta contro lo Stato Islamico".
Al contrario, Bashar al-Assad ringrazia l'aiuto della Russia. Nei giorni scorsi Mosca ha infatti inviato in Siria circa una mezza dozzina di carri armati e altri armamenti, oltre a consiglieri militari, tecnici e unità abitative prefabbricate, con l'obiettivo di istituire una base aerea vicino alla città costiera di Latakia, una roccaforte di Assad. Vladimir Putin ha ammesso che la Russia sta "sostenendo il governo della Siria nella lotta contro un'aggressione terrorista", chiarendo che "sta offrendo e continuerà ad offrire l'assistenza tecnico-militare necessaria" perché "senza una partecipazione attiva delle autorità siriane e militari, sarebbe impossibile sconfiggere i terroristi in Siria e nell'intera regione, e quindi proteggere dalla distruzione il multietnico e multiconfessionale popolo siriano".
Nell'intervista, Assad ha anche lodato Mosca per il fatto di essere uno "Stato indipendente" e un mediatore "imparziale" durante i colloqui tra i gruppi siriani. Il leader siriano auspica infatti la formazione di un fronte unito contro l'ISIS ed ammette che è disposto a condividere il potere con alcuni membri dell'opposizione, ma ha ribadito che nessuna soluzione politica può essere raggiunta se prima non verrà sconfitto il terrorismo. Assad ha infine aggiunto che potrebbe decidere di dimettersi solo se sarà il suo popolo a chiedergli di farlo, e non gli Stati Uniti.

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