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Via Poma: 24 anni a Raniero Busco, ex di Simonetta Cesaroni

Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 in un locale di via Poma a Roma, è stato condannato a 27 anni di carcere. Legali Busco aspettano la deposizione della sentenza per ricorrere in appello.

L'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, Raniero Busco, è stato condannato a 24 anni di reclusione dalla terza sezione della Corte d'Assise di Roma concedendo all'imputato le attenuanti generiche. I legali di Busco attendono naturalmente la deposizione della sentenza per leggere le motivazioni, anticipando già che ricorreranno in appello.
Sembra che Raniero Busco e i suoi avvocati non si aspettassero assolutamente la condanna, non capendo neanche come mai la camera di consiglio sia durata così poco.
Pare che le prove che maggiormente potrebbero aver inciso sulla sentenza di condanna siano quelle relative "ai risultati scientifici delle perizie", come affermato anche in aula il pubblico ministero Ilaria Calò. Il DNA di Raniero Busco è stato infatti ritrovato sul corpetto e sul reggiseno che Simonetta Cesaroni indossava il giorno dell'omicidio. Sembra inoltre che sia stato riscontrato un DNA sulla porta della stanza dove fu trovato il cadavere che corrisponderebbe parzialmente a quello dell'imputato. "Il DNA parziale dell'imputato e il suo è l'unico ad avere una corrispondenza su 33mila codici genetici analizzati dal Ris di Parma", spiega sempre il pm. Inoltre, e forse è stato questo ulteriore elemento a far aggravare la posizione di Busco, sul corpo di Simonetta Cesaroni c'era il segno di un morso, e l'arcata dentale corrisponderebbe a quella dell'ex fidanzato.
Fino alla deposizione della sentenza, comunque, non si potrà sapere con sicurezza le motivazioni che hanno portato i giudici ad emettere la condanna, che oltre ai 24 anni di carcere stabilisce anche l'interdizione in perpetuo e per la durata della pena dai pubblici uffici e la sospensione dell'esercizio della potestà genitoriale.
Al momento della lettura della sentenza Raniero Busco ha avuto un malore, tanto da essere stato accompagnato fuori dall'aula bunker di Rebibbia dal fratello. Familiari e amici hanno invece esternato quasi all'unisono un NO appena pronunciata la parola "condanna".
Soddisfazione invece da parte dei familiari di Simonetta Cesaroni. "Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia e nel lavoro dei pubblici ministeri. Dal momento in cui ci sono state presentate le prove siamo state convinte della colpevolezza di Raniero Busco", spiegano Anna Di Giambattista e Paola Cesaroni, rispettivamente madre e sorella della vittima.
La moglie di Pietrino Vanacore, portiere dello stabile di via Poma quando fu uccisa Simonetta, ricorda invece il suo dolore, visto che il marito si è tolto la vita lo scorso marzo, forse proprio a causa della pressione sul caso.

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