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Raniero Busco assolto. Assassino Simonetta Cesaroni "spia di nascosto"

Il delitto di via Poma rimane ancora senza un colpevole. Raniero Busco è stato assolto per non aver commesso il fatto: "l'assassino di Simonetta Cesaroni è altrove. Il mostro sta spiando che cosa succede, si nasconde perché non venga fatta giustizia".

Il delitto di Via Poma è ancora avvolto nel mistero perché Raniero Busco è stato assolto, come già molti immaginavano dopo la super perizia, dalla Corte d'Assise d'Appello del Tribunale di Roma.
"In riforma della sentenza emessa dalla Corte d'Assise di Roma in data 26 gennaio 2011 (http://is.gd/II6EvB) appellata dai difensori dell'imputato - annunciano i giudici di Appello - assolve Raniero Busco dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto".
Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni ai tempi del delitto, avvenuto il 7 agosto del 1990 in una palazzo di via Poma a Roma, si è sciolto immediatamente in lacrime abbracciando la moglie, che con discrezione ma molta determinzione ha sempre lottato per dimostrare l'innocenza e l'estraneità del marito.
Subito dopo la lettura della sentenza, Raniero Busco è stato colto da un lieve malore.
Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni della Corte d'Appello, e dopo la lettura delle quali la procura deciderà se rivolgersi in Cassazione o meno.
"E' una sentenza della Corte. Come tale va accettata e rispettata. Valuteremo il da farsi all'esito della motivazione", precisa infatti dopo la sentenza il procuratore generale Alberto Cozzella.
Soddisfazione naturalmente da parte dei legali di Raniero Busco, con l'avvocato Paolo Loria che commenta: "E' una sentenza che ci dà fiducia e che dimostra che il processo di secondo grado è necessario, perché i giudici di primo grado possono anche sbagliare".
Sempre l'avvocato Paolo Loria ai giornalisti presenti in tribunale spiega che "non è cambiato niente" tra i due gradi di giudizio, il primo che condanna a 24 anni Raniero Busco e il secondo che lo assolve con formula piena, perché "tutto quello che è stato dibatutto in Appello c'era anche in primo grado", precisando che solo la valutazione è stata differente.
Nonostante i familiari e gli amici di Raniero Busco, dopo la lettura della sentenza, hanno lanciato come messaggio da diffondere che "giustizia è stata fatta", l'avvocato Paolo Loria ci tiene a precisare che la giustizia prevarrà solamente "quando avranno preso veramente il colpevole" dell'omicidio di Simonetta Cesaroni, perché per adesso i giudici "hanno corretto solo un errore giudiziario".
"Sono molto soddisfatto perché è stata assolta una persona estranea ai fatti" si dice anche l'altro difensore di Raniero Busco, Franco Coppi, precisando che "se la Corte d'Assise ha deciso per una nuova perizia è perché riteneva insufficienti le prove acquisite in primo grado".
Paolo Loria aggiunge infatti che "la perizia ha praticamente dato ragione a tutto quanto aveva già sostenuto la difesa in primo grado" e che quindi avrebbe dimostrato "l'assenza assoluta e totale di prove" nei confronti di Raniero Busco, ma solamente la "presenza di due indizi e basta", concludendo che a suo parere la storia processuale dell'imputato è ormai "finita".
La super perizia di cui parlano i due legali di Raniero Busco si riferisce a quella disposta nel corso dell'iter processuale dalla Corte d'Appello e affidata al professor Corrado Cipolla D'Abruzzo, perché probabilmente i giudici non erano completamente soddisfatti dai risultati emersi in quelle presentate in precedenza.
La super perizia in questione avrebbe infatti evidenziato che il famoso "morso" sul seno di Simonetta Cesaroni potrebbe in realtà non essere tale, supportando di fatto la tesi difensiva di Raniero Busco.
Nella super perizia si leggerebbe infatti che "le due minime lesioni escoriative seriate poste al quadrante supero-mediale della base d'impianto del capezzolo sinistro non sono in grado di configurare alcun morso, oltretutto mancando l'evidente traccia di opponente, per cui restano di natura incerta", e dove si specifica che quindi le lesioni "potrebbero essere di tutto".
Per gli esperti la lesione potrebbe essere attribuita "ad una unghiatura parziale per strizzamento tra due dita" oppure "all'azione di un altro mezzo escoriativo", specificando che quindi quella del morso rimane solamente "una ipotesi" e che la ricostruzione di come fu dato appare per giunta "inverosimile" e "impossibile ad un essere umano".
Sempre la super perizia avrebbe poi evidenziato che le tracce biologiche individuate sul corpetto di Simonetta Cesaroni identificano "con certezza la presenza di almeno tre soggetti maschili" mentre rileva che la traccia di sangue sulla porta della stanza dove è stato trovato il corpo non appartiene a Raniero Busco, ma ad altro soggetto maschile.
Non di poco conto, poi, il fatto che gli esperti nominati dalla Corte d'Appello avrebbero spostato in avanti l'ora del delitto di Simonetta Cesaroni, che "si può collocare tra le ore 18 circa e le ore 19 circa".
Un particolare che potrebbe aver rafforzato il debole alibi di Raniero Busco, visto quel 7 agosto del 1990 in un bar del quartiere Morena tra le 19:30 e le 19:45.
La mancanza di "elementi", come fa notare l'avvocato Paolo Loria, e di "movente" potrebbe quindi essere al centro della decisione della Corte d'Appello che a assolto Raniero Busco ai sensi dell'articolo 605 del codice di procedura penale, cioè per non aver commesso il fatto, decidendo quindi di non applicare l'articolo che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove.
Probabilmente anche per questo motivo i legali di Busco credono che "non ci sarà ricorso in Cassazione da parte del procuratore generale", anche se l'avvocato Massimo Lauro, patrocinatore di parte civile per Anna Di Giambattista, madre di Simonetta Cesaroni, si dice "rimasto profondamente sorpreso da questa decisione dei giudici; soprattutto perché hanno sentenziato un'assoluzione piena di Busco, sembra senza neanche ritenere esistente alcun dubbio - concludendo - Tutto questo mi fa pensare molto, a fine luglio avremo le motivazioni della sentenza e decideremo di conseguenza cosa fare, se impugnarla ai fini delle statuizioni civili".
Il giorno prima della sentenza l'avvocato Massimo Lauro aveva sottolineato che "l'interesse della madre non è quello di un risarcimento danni né il riconoscimento di un colpevole" perché "la madre di Simonetta Cesaroni vuole come tutta la sua famiglia 'il vero colpevole' ".
Franco Coppi, legale dell'unico imputato per il delitto di via Poma, aveva quindi voluto ribadire alla Corte che "l'assassino di Simonetta Cesaroni è altrove, non in questa aula, accanto a me come è Raniero Busco, di fronte a voi - aggiungendo - Probabilmente il mostro sta spiando che cosa succede in questa aula. Un mostro che si nasconde perché non venga fatta giustizia".
Rimane "disappunto e dispiacere" infatti per la sentenza che assolve Raniero Busco da parte di Andrea Magnanelli, l'avvocato di parte civile in rappresentanza del Comune di Roma nel processo per il delitto di via Poma, perché "il mistero" dell'omicidio di Simonetta Cesaroni "è destinato a restare ancora tale".

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