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Delitto via Poma, motivazioni Cassazione: nessuna prova contro Raniero Busco

Depositate le motivazioni della Cassazioni in merito al delitto di via Poma. Per i giudici della Suprema Corte, non c'è alcuna prova che Raniero Busco sia l'autore dell'omicidio di Simonetta Cesaroni, il cui assassino rimane ancora senza un nome.

Assoluzione senza ombre per Raniero Busco, per cui finisce un incubo. Busco nel 2011 era stato condannato in primo grado per l'omicidio di Simonetta Cesaroni a 24 anni, ma la Cassazione nelle proprie motivazioni chiarisce che la ricostruzione di allora era "suggestiva, ma ampiamente congetturale in ordine a vari aspetti". Nel 2012 l'uomo viene invece assolto in secondo grado per "non aver commesso il fatto", con la Cassazione che in questo caso concorda con i giudici della Corte d'Appello poiché quella sentenza risponde alle regole della "congruità e completezza della motivazione" ed ha una "manifesta logicità". La Suprema Corte evidenzia, tra le "congetture" dei giudici di primo grado, in particolare "l'effettuazione della telefonata da Simonetta a Busco all'ora di pranzo (del 7 agosto 1990, ndr), il contenuto di tale telefonata, la conoscenza da parte di Busco del luogo dove Simonetta lavorava, la spontaneità della svestizione da parte della vittima, l'autore dell'opera di ripulitura della stanza, le modalità e i tempi di tale condotta, il movente dell'omicidio, la falsità dell'alibi da parte dell'imputato". In altre parole, per la Cassazione i punti cardine che avevano portato alla condanna di Raniero Busco sono stati smontati, compresa la prova regina, quella del morso. Per i giudici della Cassazione, infatti, non esiste "nessuna prova" che il segno rinvenuto sul seno di Simonetta Cesaroni sia dovuto proprio "ad un morso" né che tale presunto morso sia "attribuibile" a Raniero Busco.

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