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Rubygate come Watergate? Effrazioni in uffici Procura di Milano

Alcuni uffici della Procura di Milano, quelli dei magistrati che lavorano sul Rubygate, hanno subito un tentativo di effrazione. Sembra che sia stato rubato anche un computer, tanto che la mente non può non andare al famoso scandalo Watergate.

La mente non può non andare al famoso scandalo Watergate, scoppiato negli USA nel 1972 e che portò alla richiesta di impeachment e alle dimissioni dell'allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, quando si sente parlare che alcuni uffici della Procura di Milano, dei magistrati che indagano sul caso Ruby, sono stati forzati.
Finora i tentativi di effrazione sono stati addirittura tre. Due questa estate ai danni di Gabriella Manfrin e del Gip Cristina Di Censo, il cui ufficio è ora sorvegliato da 4 carabinieri visto che è il giudice che dovrà decidere se accettare o meno la richiesta di giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi, indagato appunto per il Rubygate per concussione e prostituzione minorile.
Un terzo episodio è avvenuto solo 3 giorni fa, dove qualcuno ha cercato di entrare negli uffici del Gip Federica Centonze, che sta "svolgendo l'udienza preliminare in cui l'impresario Lele Mora e l'agente fotografico Fabrizio Corona sono accusati di bancarotta", come si legge sulla Reuters.
"Vi prego di attenervi rigorosamente alle seguenti norme di sicurezza: non assentarsi mai dall'ufficio con porta aperta, ma chiuderla sempre a chiave; avere cura di conservare fascicoli sensibili in cassaforte, non comunicare ad alcuno password di accesso al computer e conservarla con la dovuta riservatezza" scrive in una nota il capo dei giudici per le indagini preliminari di Milano.
L'Adnkronos rivela che emergerebbe anche "un episodio nuovo anche se risale a fine ottobre scorso e i primi di novembre".

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