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Ruby: "prove evidenti" contro Berlusconi. 6 aprile a processo

E' stata accettata la richiesta di rito immediato per il premier Silvio Berlusconi, indagato per il caso Ruby per concussione e prostituzione minorile. Il processo inizierà il 6 aprile prossimo, davanti alla quarta sezione penale composta da 3 giudici donna.

Era una decisione attesa con ansia, che potrebbe "cambiare la storia del nostro Paese" citando una frase del protagonista de "Il Caimano" di Nanni Moretti (Il Caimano "tagliato": la democrazia si è trasformata in un regime - http://tinyurl.com/63ngod3). E alla fine è arrivata: "In data odierna il giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo, ha depositato il decreto con cui si dispone ai sensi degli articoli 453 e seguenti del codice di procedura penale, giudizio immediato a carico dell'onorevole Silvio Berlusconi", si legge in una nota firmata dal presidente dell'ufficio Gip, Gabriella Manfrin.
Quindi giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi, indagato per il Rubygate per concussione e prostituzione minorile. Il processo si aprirà il 6 aprile prossimo e il premier Berlusconi dovrà difendersi di fronte alla quarta sezione penale che paradossalmente è composta da tre giudici donna: Giulia Turri, Carmen D'Elia e Orsola De Cristofaro. L'accusa, invece, sarà naturalmente sostenuta dai pm che hanno condotto le indagini, cioè Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno.
Sussistono prove evidenti, conferma quindi il Gip Cristina Di Censo mentre le parti offese sono il Ministero dell'Interno, Ruby Rubacuori e i tre funzionari della Questura presenti la notte della telefonata di Silvio Berlusconi, cioè Pietro Ostuni, Girogia Iafrate e Ivo Morelli.
La Procura di Milano, infatti, contesta a Silvio Berlusconi di aver abusato della sua carica di Presidente del Consiglio per indurre i tre funzionari ad affidare la giovane marocchina Ruby Rubacuori a Nicole Minetti (reato di concussione) e per aver avuto rapporti sessuali con Ruby quando ancora minorenne, tra il tra il 14 febbraio e il 2 maggio.
Dopo la notizia del rito immediato nessuna dichiarazione né di Silvio Berlusconi né di Niccolò Ghedini. L'altro legale del premier, Piero Longo, si limita invece a dire: "Ce lo aspettavamo".

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