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Ruby: giudizio immediato per Berlusconi. Poi c'è il Caimano?

La Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per Silvio Berlusconi e il premier si scaglia contro i magistrati, perché sarebbe un "processo farsa" basato su "accuse infondatissime". E torna alla mente la scena finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti.

La Procura di Milano ha richiesto il giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi, indagato per concussione e prostituzione minorile nell'inchiesta ormai denominata Rubygate. Il Gip Cristina Di Censo ha 5 giorni, non vincolanti, per valutare la fondatezza delle accuse e quindi ammettere una corsia preferenziale al procedimento.
I pm milanesi sembrano sicuri ribadendo che vi sarebbe "l'evidenza della prova" mentre in conferenza stampa il Presidente del Consiglio, visibilmente infuriato, afferma che "queste pratiche violano la legge", che sarebbero "processi farsa" basati su "accuse infondatissime" con l'unica "finalità della diffamazione mediatica" (http://tinyurl.com/5t9oa5m).
Parole inquietanti, anche solo per il semplice fatto che a pronunciarle è un Capo di governo. Perché se fosse vera la tesi del premier avremmo di fronte una magistratura che si muoverebbe con addirittura "finalità eversive" (come afferma sempre Berlusconi) mentre, se i pm starebbe seguendo le regole, l'Italia avrebbe un Presidente del Consiglio che attacca il terzo potere dello Stato sancito dalla Costituzione, il potere giudiziaro, che è organo indipendente e autonomo.
Per questo motivo la scena finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti mette ancora più inquietudine, quando il protagonista del film (un Presidente del Consiglio) condannato in sede giudiziaria a 7 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici afferma uscendo dall'aula di tribunale: "La democrazia si è trasformata in un regime, un regime contro il quale tutti gli uomini liberi come voi hanno il diritto di reagire in ogni modo. Grazie" (http://tinyurl.com/6hqh2s8).
La scena finale si chiude con delle molotov scagliate verso i magistrati sulle scale del Palazzo di Giustizia di Milano.

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