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Processo Ruby, procura: deposito telefonate a garanzia difesa premier

Durante la prima udienza del processo Ruby il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati spiega che il deposito delle 3 intercettazioni del premier è "un atto rigorosamente dovuto a garanzia del diritto di difesa".

Solo ieri Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, affermava che la pubblicazione da parte del Corriere della Sera "di intercettazioni di colloqui di Berlusconi, riportate abusivamente negli atti del processo senza che la procura di Milano si sia sognata di chiedere l'autorizzazione alla Camera, è una gravissima violazione della legge e, nello stesso tempo, la conferma che ci troviamo di fronte ad una strumentalizzazione della giustizia per fini politici". Cicchitto si riferiva al fatto che il quotidiano aveva pubblicato 3 intercettazioni, depositate dai pm in merito al processo Ruby, dove compariva anche la trascrizione delle parole del premier Silvio Berlusconi mentre parlava telefonicamente con Nicole Minetti, Marysthelle Polanco e Raissa Skorkina, utenze sotto indagine (Ruby: 3 intercettazioni con Berlusconi e un viva voce del bunga bunga - http://is.gd/B223hZ). Il presunto scandalo risiedeva nel fatto che un parlamentare non può essere intercettato senza previa autorizzazione delle Camere, ma oggi, durante la prima udienza del processo Ruby, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati spiega che "il deposito delle telefonate in cui risulta come interlocutore Berlusconi è avvenuto nel più rigoroso rispetto dei limiti della legge Boato e della normativa del codice di procedura penale relativa alle intercettazioni telefoniche, oltre che con l'adozione di tutte le cautele a tutela del segreto delle indagini". Bruti Liberati sottolinea infatti come "tale deposito, disposto in data 11 e 29 marzo, è avvenuto per la sola difesa dell'onorevole Berlusconi ed è per il pm un atto rigorosamente dovuto a garanzia del diritto di difesa". In una nota però i legali del premier fanno sapere come sia "assai peculiare che ci si ricordi dei diritti della difesa soltanto per depositare atti illegittimi ed irrilevanti processualmente ma di esclusivo interesse mediatico", chiedendo alla Procura di Milano di "indagare" per "verificare chi ha consegnato ai giornali quelle intercettazioni - concludendo - Certamente non la difesa del Presidente Berlusconi". Il procuratore capo di Milano precisa però che "non è compito di questo ufficio esprimere valutazioni in ordine all'avvenuta pubblicazione sulla stampa di atti sui quali, a seguito del dovuto deposito alla difesa, è venuto meno il segreto dell'indagine" e che quindi il Corriere della Sera non avrebbe commesso nessun reato. Edmondo Bruti Liberati specifica infine che "le telefonate non sono state indicate tra le fonti di prova e di esse non è stata richiesta alla Camera l'autorizzazione alla utilizzazione a carico dell'imputato".

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