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Motivazioni sentenza processo Ruby, legali Berlusconi: surreale

I legali di Silvio Berlusconi commentano le motivazioni della sentenza che hanno portato alla condanna dell'ex premier nel processo Ruby come "surreali" e "in totale contrasto con gli elementi probatori, con la logica, con i fondamentali principi di diritto e con la giurisprudenza della Corte di Cassazione".

"Una sentenza surreale, in totale contrasto con gli elementi probatori, con la logica, con i fondamentali principi di diritto e con la giurisprudenza della Corte di Cassazione" affermano Piero Longo e Niccolò Ghedini, legali di Silvio Berlusconi, commentando le motivazioni della sentenza del processo Ruby, che ha condannato l'ex premier a 7 anni di carcere e all'interdizione perpetua dei pubblici uffici. Mentre i giudici scrivono che "risulta innanzitutto provato che l'imputato abbia compiuto atti sessuali con Karima El Mahroug in cambio di ingenti somme di denaro, variabili, di circa 3.000 euro per volta, e di altre utilità quali gioielli", i legali del Cavaliere ricordano invece come Ruby Rubacuori abbia "sempre negato fin dal primo momento qualsiasi atto sessuale con il presidente Berlusconi e qualsiasi dazione di denaro a ciò rivolta. - aggiungendo - La teste ha sempre ribadito che era inconsapevole, comunque, della sua minore età". Nelle motivazioni della sentenza, invece, si precisa che "la cronologia degli accadimenti oggetto del presente processo ed il chiaro contenuto dei dialoghi captati convergono nel fornire la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della consapevolezza dell'imputato della minore età" di Ruby. Longo e Ghedini sottolineano quindi che "la condanna ad un cittadino a sette anni di reclusione in un processo dove tutte le asserite persone offese ne attestano l'innocenza, compresi i funzionari di Polizia, è davvero un fatto che poteva accadere soltanto a Berlusconi", concludendo: "Condanna che non sarà confermata, perché anche con tutta la migliore volontà accusatoria non sarà possibile confermare questa sentenza nei gradi successivi di giudizio".

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