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Motivazioni interdizione Berlusconi: ideatore frode fiscale, ruolo pubblico aggrava condotta

Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato Silvio Berlusconi a due anni di interdizione dai pubblici uffici in merito al processo Mediaset. Per i giudici, è "definitivamente accertato che Berlusconi è stato l'ideatore ed organizzatore negli anni '80 della galassia di società estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e apparenti intermediarie nell'acquisto dei diritti televisivi". Inoltre, "il ruolo pubblicamente assunto dall'imputato (..) aggrava la valutazione della sua condotta".

I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno depositato le motivazioni della sentenza che ha condannato Silvio Berlusconi a due anni di interdizione dai pubblici uffici in merito al processo Mediaset, a seguito del quale il Cavaliere dovrà scontare 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto) per frode fiscale. Per i giudici, i due anni di interdizione sono giustificati per il fatto che è "definitivamente accertato che Berlusconi è stato l'ideatore ed organizzatore negli anni '80 della galassia di società estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e - per quanto qui interessa - apparenti intermediarie nell'acquisto dei diritti televisivi". I giudici quindi scrivono che "lo stesso Berlusconi ha continuato ad avvantaggiarsi del medesimo meccanismo anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1994, pur essendo state parzialmente modificate le società intermediarie, in particolare con la già citata costituzione di IMS, avvalendosi sempre della collaborazione dei medesimi soggetti a lui molto vicini: Lorenzano e Bernasconi, quest'ultimo finché in vita; tant'è vero che in quel periodo Berlusconi aveva continuato a partecipare alle riunioni 'per decidere le strategie del gruppo' ". I giudici evidenziano quindi "la gravità del danno provocato all'erario e quindi allo Stato" dalla frode fiscale perché "solo per i due anni sopravvissuti alla prescrizione ammonta a 7 milioni e 300.000 euro". A tutto ciò si deve aggiungere, proseguono sempre i giudici della Corte d'Appello di Milano che "il ruolo pubblicamente assunto dall'imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull'economia italiana, ma anche e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta". Infine, nella sentenza di condanna si precisa che "non esiste alcuna prova" che il Cavaliere abbia estinto i debiti tributari perché "la difesa di Berlusconi si è limitata a produrre in causa una mera proposta di adesione alla conciliazione extra giudiziale formulata solo in data 11-9-2013, con previsione di rateizzazione dei pagamenti a partire dal 22-10-2013 con scadenza al 27-7-2016".

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