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Memoria Berlusconi, Lavitola a Tarantini: soldi in banca uruguaiana

Silvio Berlusconi, che non è stato ancora interrogato dai pm di Napoli come parte lesa, invia una memoria alla Procura, dove spiega che i soldi servivano per aiutare una famiglia in difficoltà e come Lavitola assicurò che "la somma era effettivamente a disposizione di Tarantini in una banca uruguaiana".

Silvio Berlusconi, parte lesa nell'inchiesta dei pm di Napoli che indagano su una presunta estorsione perpetrata ai danni del premier da Tarantini e Lavitola, non è stato ancora interrogato dai magistrati. La prima data utile era martedì scorso ma, avendo fissato degli appuntamenti in Europa, Berlusconi ha saltato il colloquio, inviando però un memoriale poiché, scrive, ritiene "possa essere utile allo svolgimento delle indagini". Nel memoriale, di 5 pagine, Berlusconi spiega come ha conosciuto Giampaolo Tarantini e sua moglie, spiegando che "anni orsono" gli è stato "presentato come imprenditore di successo", e di come venne a conoscenza dell'amicizia tra l'uomo d'affari e Lavitola, che si rafforzò, stando a quanto scrive il premier, "nell'estate del 2010". Silvio Berlusconi spiega che Tarantini scriveva delle "accorate lettere" dove faceva sapere al premier "di essere in gravissime difficoltà economiche", e di come fosse insoddisfatto del suo precedente difensore. Berlusconi gli "segnalò" diversi nomi, tra qui l'attuale avvocato Perrone. Il premier spiega inoltre che anche Lavitola gli "segnalò una situazione di vera disperazione di una famiglia che era passata da una vita agiata a grandi ristrettezze" evidenziando "il rischio che Tarantini mettesse in atto episodi di autolesionismo". Silvio Berlusconi spiega quindi di aver fatto avere a Tarantini "del denaro" ("somme tra i 5.000 e i 10.000 euro), precisando che fu consegnato o da Lavitola o "in alcune rare occasioni" dalla sua segretaria, anche se non è in grado, scrive, di ricordare"con quale frequenza ciò è avvenuto". I soldi prelevati, specifica il premier, venivano presi da una cassaforte situata nella sua abitazione di Roma. Il Presidente del Consiglio spiega poi che verso "la primavera di quest'anno" incontrò Lavitola a Roma, che gli disse che Tarantini voleva avviare "una nuova attività imprenditoriale e che aveva necessità di un finanziamento iniziale". Dopo alcuni incontri sia ad Arcore che a Palazzo Grazioli, viene spiegato ancora nelle memoria, Berlusconi decise per la concessione del prestito a Tarantini, precisando: "Lavitola mi disse che avrebbe lui depositato direttamente i fondi presso una banca in Sudamerica dove erano già depositati i suoi fondi personali e che avrebbe preferito ricevere la somma da me in contanti". Silvio Berlusconi spiega di aver sempre consegnato lui personalmente la somma "in tranches", a Roma, ma di non ricordare quante furono. Nella memoria si racconta anche che in occasione di un incontro con l'avvocato Perrone e Ghedini, Berlusconi spiegò di aver messo a disposizione di Tarantini "una somma di denaro perché potesse avviare una nuova attività imprenditoriale". Il premier specifica lo "stupore" di Perrone nel venire a conoscenza della notizia, come la "perplessità" di Ghedini, che consigliò di verificare se "la somma era poi stata resa effettivamente disponibile per Tarantini poiché ove così non fosse stato sarebbe stato a suo parere preferibile annullare l'operazione". La memoria di Berlusconi si conclude spiegando che Tarantini comunicò all'avvocato Perrone "di non aver ancora ricevuto alcun finanziamento". Successivamente, si legge infine, Lavitola incontrò Berlusconi e Tarantini dove precisò che "la somma era effettivamente a disposizione di Tarantini in una banca uruguaiana".

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