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Licenziamenti facili, Berlusconi: mica è come in Grecia. Ma quasi

I "licenziamenti facili" stanno per diventare una realtà. Maurizio Sacconi cerca di rassicurare, mentre Berlusconi spiega che da noi, per i dipendenti pubblici, "c'è solo la mobilità", e non ci sono "misure così negative come in Grecia". Ma quasi.

Ormai è scontro tra governo e parti sociali, anche con quei sindacati che fino a pochi giorni fa esprimevano la "volontà di non ricorrere a forme di proteste estreme in un momento di crisi economica, proprio per non erodere ancora di più i salari e danneggiare le imprese", come sottolineano in un comunicato congiunto Cisl, Uil, Ugl. Ad accendere la miccia delle proteste la lettera che Silvio Berlusconi ha inviato all'UE, dove ha anche promesso che entro maggio 2012 vi sarà "una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato". Licenziamenti facili, come sono stati già ribattezzati, mentre il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi afferma che questo è solo "un titolo che serve a spaventare una società già insicura ma che non rappresenta le misure suggerite dall'Europa ed accolte dall'Italia con altre proprie integrazioni". Per Sacconi infatti "l'obiettivo è chiaro" e cioè "incoraggiare le imprese a crescere ed assumere a tempo indeterminato! Senza il timore che ove le cose vadano male per l'azienda nel suo insieme, per uno specifico progetto di espansione, per un rapporto di lavoro, si producano grandi difficoltà nel fare il passo indietro", come spiega attraverso un comunicato stampa. Il ministro del Lavoro aggiunge però anche, intervendo ad "Uno Mattina", che "siamo l'unico Paese al mondo che ha regole così rigide", tanto che il segretario generale della CGIL Susanna Camusso sottolinea: "Per la prima volta nella storia della Repubblica abbiamo un ministro del Lavoro che è contro i lavoratori". Anche il premier Berlusconi cerca di convincere sulla "bontà" dei provvedimenti annunciati in Europa, anche se all'interno della maggioranza sembra cominciare a regnare il malumore, e pare che alcune delle misure annunciate non verranno votate se presentate così come sono ora descritte. Ma non abbiamo mica "introdotto misure così negative come in Grecia" ricorda Berlusconi, anche se per molti italiani questa è una ben magra consolazione. "Ricordo che in Grecia - continua il premier - ci sono state misure come il licenziamento di un numero importante di impiegati pubblici, la diminuzione del 25 per cento degli stipendi" mentre in Italia, rassicura Berlusconi "c'è solo la mobilità, e la possibilità che degli impiegati pubblici siano messi in cassa di integrazione per periodi limitati". In realtà in Grecia non avviene una procedura così tanto diversa, visto che una parte dei dipendenti pubblici ellenici saranno messi in una sorta di "aspettativa" forzata (anche perché la loro Costituzione vieta di licenziare un dipendente pubblico, mentre da noi, si preoccupa già qualcuno, no) con uno stipendio ridotto del 60%, e nel giro di un anno questa posizione potrebbe diventare anche definitiva. Anche in Grecia, poi, sono state adottate una serie di riforme che permetteranno di sospendere i contratti nazionali per lasciare più spazio alle intese aziendali. Un provvedimento che forse a qualcuno ricorda da vicino quell'articolo 8 introdotto nella manovra bis. La Grecia, quindi, potrebbe anche essere la nostra fonte di ispirazione, perché probabilmente è ormai uno dei Paesi, almeno in Europa, ad avere regole così "poco" rigide.

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