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Lettera IMU ai cittadini: code alle Poste e analfabetismo funzionale

Dopo la lettera sull'IMU inviata ai cittadini da Silvio Berlusconi ci sarebbero state code alle Poste e ai CAF per chiedere il rimborso. Ma più che una "truffa elettorale" come denunciano alcuni avversari politici del PDL sembra essere un vecchio problema dell'Italia, e cioè l'analfabetismo funzionale.

Se è vero che "in questi giorni stanno pervenendo agli sportelli delle nostre strutture e dei nostri centri di assistenza fiscale molti cittadini che hanno ricevuto una lettera nella quale uno schieramento politico promette il rimborso dell'IMU pagato nel 2012 sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli" come comunicano in una nota le segreterie genovesi di CGIL, CISL, e UIL, e che ci sarebbero state code agli "uffici postali per ritirare i soldi", la chiave di lettura di tale situazione potrebbe essere ben più grave del previsto. E non perché la lettera inviata da Silvio Berlusconi, dove informa i cittadini che tra le proposte di un governo PDL ci sarebbe la cancellazione e soprattutto il rimborso dell'IMU sulla prima casa, equivarebbe ad un voto di scambio e truffa elettorale come denunciano (alla Procura di Roma) alcuni rappresentanti di Rivoluzione Civile, tra cui il leader Antonio Ingroia. Nella lettera, infatti, si ripete né più né meno ciò che Berlusconi aveva già annunciato da più di due settimane, con l'unica differenza che, mettendolo per iscritto, la promessa elettorale ha un peso maggiore.

La lettera sull'IMU inviata ai cittadini da Berlusconi, e soprattutto la reazione che ci sarebbe stata al suo ricevimento, pare infatti sollevare un ben più serio problema sociale, oltre che economico. Se da una parte, infatti, la "corsa" al rimborso dell'IMU dimostra quanto gli italiani abbiano bisogno di una boccata d'ossigeno (e di qualche soldo in più in tasca), dall'altra evidenzia il vero stato in cui versa l'Italia. Il fatto che una grossa fetta di popolazione abbia scambiato un messaggio elettorale per un modulo di rimborso, infatti, dovrebbe soprattutto far riflettere la classe politica e dirigente di questo Paese, dove infatti già nel 2003 "circa l'80 per cento degli italiani di età compresa tra i 16 e i 65 anni non era in grado di compiere ragionamenti lineari e fare inferenze di media complessità estraendo e combinando le informazioni fornite in testi poco più che elementari". "Sono, in pratica - sottolineava il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel presentare lo studio - analfabeti funzionali " e cioè persone che "non dispongono di competenze, di lettura e comprensione, logiche e analitiche, sufficienti a rispondere in modo adeguato alle moderne esigenze di vita e di lavoro", specificando che la percentuale dell'Italia è la "più ampia tra quelle registrate nei paesi avanzati che hanno partecipato all'indagine". E' quindi forse questo il primo vero problema che l'Italia deve affrontare per pensare di uscire dalla crisi, soprattutto culturale.

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