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L'Economist: Berlusconi ha fregato l'Italia. Me è "la fine di un'era"

Si sa che l'Economist non è mai stato troppo tenero con Silvio Berlusconi, e questa volta non usa troppi giri di parole per dire che il premier è "l'uomo che ha fregato un intero Paese". Ma assicura che in Italia "si inizia a sentire un'aria nuova, la fine di un'era".

A sentir Silvio Berlusconi, il nostro premier sarebbe giudicato "in tutti i consessi internazionali" il "più esperto, colui che ha un passato pieno di successi nell'imprenditoria privata" e che per questo motivo verrebbe messo "su un gradino più alto rispetto a tutti gli altri leader", anche per il fatto che "in quanto ad intelligenza non è secondo a nessuno" come afferma modestamente durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. Delle lodi che Silvio Berlusconi è costretto a farsi da solo, come la sua "zia Marina", perché i media italiani vedrebbero e scriverebbero un altro tipo di realtà, che il premier sembra giudicare distorta e falsata. Per fortuna, quindi, che stavolta a scrivere che Berlusconi è "l'uomo che ha fregato un intero Paese" (cioè il nostro) è "The Economist". E tradurre "screwed" (The man who screwed an entire country) con "fregato" è un modo per addolcire il giudizio. Il giornalista dell'Economist John Prideaux sottolinea come "l'Italia ha un problema di produttività, ha bisogno di alcune riforme - e continua - Se guardiamo agli ultimi dieci anni e più, dimenticando tutti gli scandali, il 'Bunga Bunga', lo scontro con i magistrati, il problema è che sotto Berlusconi c'è stato un disastro da un punto di vista economico. Berlusconi è arrivato al potere con l'idea di essere un imprenditore di successo in grado di fare le riforme economiche, ma poi non le ha fatte". E dire che Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi sembra essere convinto del fatto che "se gli italiani sapessero cos'ha fatto il governo" in questi anni gli avrebbero fatto "un monumento". Il problema, potrebbe forse pensare qualcuno, è che se nessuna statua è stata eretta è perché forse gli italiani non si sono accorti di cosa "ha fatto il governo". O se ne sono accorti forse troppo bene, direbbero altri. E mentre Berlusconi spiega che "noi siamo in una posizione privilegiata perché il nostro deficit di bilancio di quest'anno è del 4,6 per cento" e che "meglio di noi ha fatto solo la Germania con il suo 3,6. Tutti gli altri Stati hanno deficit più rilevanti", il giornalista dell'Economist evidenzia invece che "tra il 2000 e il 2010 la crescita media dell'Italia, misurata in Pil a prezzi costanti è stata pari ad appena lo 0,25% su base annua. Di tutti i Paesi del mondo - continua Prideaux - solo Haiti e Zimbabwe hanno fatto peggio". John Prideaux sembra avere una visione d'insieme molto chiara in meriro a quei "fattori che hanno contribuito a creare questo fosco quadro". "L'Italia è diventata un Paese a disagio nel nuovo mondo, timoroso della globalizzazione e dell'immigrazione - spiega il giornalista - Ha adottato un insieme di politiche che discriminano fortemente i giovani a favore degli anziani. Se aggiungiamo una forte avversione alla meritocrazia, ecco perchè molti giovani talenti decidono di emigrare all'estero". Nessuna sorpresa per tutti coloro che ultimamente hanno letto, per esempio, gli ultimi rapporti Istat, che descrivono più o meno questa stessa situazione. Anche qualche giornale e giornalista italiano prova ogni tanto ad affrontare la questione, ma il Presidente del Consiglio afferma invece che la stampa nostrana è "ormai completamente lontana dalla realtà" e che "le notizie di stampa sono del tutto destituite di fondamento". John Prideaux spiega infine di non voler fare "l'errore di predire la fine di Berlusconi" ma si lascia andare ad una previsione, che qualcuno potrebbe forse tingere di rosa: "Arrivando qui, parlando con le persone si inizia a sentire un'aria nuova, la fine di un'era".

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