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Governo battuto su bilancio, fatto senza precedenti. Fiducia subito

Governo battuto alla Camera in merito al voto rendiconto del bilancio dello Stato. "Un fatto senza precedenti", come fa notare Fini, e ora la maggioranza deve tappare il buco. Forse con una voto di fiducia, essenziale per capire se esiste ancora un "consenso politico".

"E' un fatto senza precedenti". E' così che Gianfranco Fini commenta a caldo, prima di sospendere i lavori, il voto sul primo articolo del rendiconto generale del bilancio dello Stato (relativo all'anno 2010), dove il governo è stato battuto per un solo voto, non mancando di far notare come questo "ha evidenti implicazioni di carattere politico". Stessa osservazione arriva da Gian Luca Galletti dell'Udc, che sottolinea come sia "la prima volta dall'inizio della storia della Repubblica che il governo viene battuto in aula su un provvedimento del genere", e anche Antonio Di Pietro spiega che questo tipo di bocciatura, sull'assestamento di bilancio, "è un atto politico uguale alla sfiducia verso l'azione di governo e di maggioranza, è la dimostrazione che i conti non tornano, che il governo non ha la maggioranza nemmeno per il bilancio dello Stato". Il leader dell'Italia dei Valori ricorda come "anche nella prima Repubblica una bocciatura come questa avrebbe comportato che il governo andasse a rimettere il proprio mandato al Capo dello Stato - aggiungendo - Berlusconi non lo farà mai e penso che stia allora al Capo dello Stato valutare autonomamente". Anche Pier Ferdinando Casini parla di "dimissioni inevitabili per salvare l'Italia", mentre il responsabile d'Aula della Camera per il gruppo del PD, Erminio Quartiani, precisa che "è la 91esima volta che il governo è stato battuto dall'inizio della legislatura e la presenza in Aula del presidente del Consiglio, che ha cercato di andare in soccorso alla sua maggioranza, rende questa sconfitta di un altissimo significato politico". Proprio la presenza in Aula di Silvio Berlusconi, infatti, sembra aggravare ancor di più il quadro politico che si è creato, anche perché tra gli assenti al voto c'era proprio il "frondista" Claudio Scajola, che il premier aveva incontrato poco prima a Palazzo Grazioli. Lo stupore e il malcontento di Berlusconi, appena resosi conto della bocciatura del governo, appare evidente anche perché a contribuire alla disfatta sono stati, oltre ad alcuni dei Responsabili tra cui Domenico Scilipoti, anche Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Il Senatur sarebbe stato "trattenuto" in Transatlantico da alcuni giornalisti, mentre sembra che il ministro dell'Economia fosse "sulla porta" ma che si sia deciso ad entrare in Aula solo dopo la votazione. Abbandonando l'emiciclo Silvio Berlusconi non sembra degnare Tremonti nemmeno di uno sguardo, anche se poco dopo i due si sono chiusi nella sala del presidente del Consiglio a Montecitorio per un faccia a faccia. Umberto Bossi, interpellato in seguito dai giornalisti, ha definito la bocciatura del governo solo come "un piccolo infortunio", aggiungendo che "per adesso non viene giù tutto" e che il governo "per adesso" va avanti. Nessun "movente" politico, quindi, ci sarebbe dietro questa "défaillance" del governo, tanto che la maggioranza si affretta a spiegare che quanto successo è reputabile "solo ad un incidente tecnico". Risolvibile, come sembra che abbia affermato Berlusconi. Il presidente della Camera Gianfranco Fini convoca quindi per oggi la Giunta per il regolamento della Camera (dove però è l'opposizione ad avere la maggioranza) che dovrà capire come l'Aula potrà riprendere l'esame dell'articolo, mentre è Fabrizio Cicchitto, insieme al ministro della Difesa Ignazio La Russa, ad ipotizzare la presentazione di un maxiemendamento sul quale porre la fiducia, spiegando che nonostante il voto sul rendiconto dello Stato "non è ragione di un collasso" allo stesso modo sarebbe auspicabile che il governo si renda "disponibile a un confronto politico, a verificare se c'è consenso politico". In serata Berlusconi ha convocato quindi un vertice urgente a Palazzo Grazioli, e indiscrezioni di agenzia parlano già di un voto di fiducia che avverrà tra oggi o al massimo domani. Tutto questo mentre dall'Europa giungeva un nuovo monito, con Jean Claude Trichet, presidente della BCE, che avverte come "la situazione nelle ultime tre settimane è peggiorata". Ma forse anche la crisi è "solo ad un incidente tecnico risolvibile".
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