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Giustizia, Caselli: Berlusconi ossessionato dai problemi giudiziari

Silvio Berlusconi afferma che "una parte della magistratura persegue il sovvertimento della volontà popolare", tanto che il procuratore capo di Torino Caselli sottolinea che "così la misura è colma". Berlusconi sembra "ossessionato dai suoi problemi giudiziari".

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per prostituzione minorile e concussione in merito al caso Ruby, ha affermato ieri in un'ennesimo videomessaggio che addirittura "da troppo tempo una parte della magistratura persegue con ogni mezzo il sovvertimento della volontà popolare, e per far questo non si ferma davanti a nulla".
Parole che hanno fatto rizzare sulla sedia non solo una buona parte degli italiani ma anche e sopratutto i magistrati, tanto che oggi (29 gennaio) il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, non si è potuto esimere dall'affermare che "così la misura è colma".
"Non la misura della nostra pazienza, l'impopolarità dei magistrati nelle stanza del potere è fisiologica e talora necessaria per una giurisdizione indipendente, la provarono in vita anche Falcone e Borsellino - precisa Caselli - Vicina al livello di guardia è al misura della compatibilità con le regole di convivenza istituzionale proprie di un sistema democratico".
"Come fosse ossessionato dai suoi problemi giudiziari - spiega il procuratore capo all'apertura dell'anno giudiziario - il presidente Berlusconi ha moltiplicato gli interventi volti a indurre nei più l'immagine della giustizia come campo di battaglia di interessi contrapposti, anziché luogo di tutela di diritti in base a regole prestabiliti, contribuendo così alla devastazione di tale immagine".
Giancarlo Caselli spiega che "la tecnica della ripetizione assillante che trasforma in verità anche falsi grossolani continua ad essere applicata in modo implacabile" affermando che "definire cospiratori coloro che sono semplicemente portatori di legalità, non è soltanto offensivo. E' soprattutto profondamente ingiusto".
Caselli ricorda poi che "nessun leader democratico al mondo ha mai osato sostenere che 'per fare il lavoro di magistrati bisogna essere malati di mente' e che che per farlo bisogna essere 'antropologicamente diversi dal resto della razza umana'" mentre il Presidente Silvio Berlusconi "invece lo ha fatto".
In conclusione del suo discorso il procuratore capo Caselli spiega che "nessun leader democratico al mondo, ancorché inquisito, ha mai osato parlare di complotto giudiziario ordito ai suoi danni da magistrati indicati come avversari politici. Le reazioni dei personaggi pubblici inquisiti, all'estero, sono le più svariate, ma sempre contenute in un ambito di accettazione e rispetto della giurisdizione. Solo in Italia si lanciano contro la magistratura, senza prove, grottesche accuse di macchinazione o persecuzione, quando si deve leggere, piuttosto, insofferenza per il controllo di legalità e per la rigorosa applicazione del principio di obbligatorietà dell'azione penale. Nessun leader democatico al mondo, coinvolto in vicende giudiziarie si è mai sognato di difendersi 'dal' anziche' 'nel' processo penale".
Solo "il premier - tira le somme Caselli - ha sperimentato una strategia di contestazione del processo in sé, quasi una sorta di impropria riedizione del cosiddetto processo di rottura da altri praticato in passato".

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