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Gesuiti: dopo Berlusconi? Superare individualismo e allergia a regole

In un editoriale di "Popoli", il mensile dei gesuiti, si sottolinea che ancor più del "dopo Berlusconi" è vitale chiedersi "come superare quella cappa di individualismo, localismo e allergia alle regole che ha trovato nell'uomo di Arcore e nel 'berluscoleghismo' una perfetta incarnazione".

"Ci si interroga, anche nel mondo cattolico, sugli scenari del dopo Berlusconi" viene evidenziato nell'editoriale del numero di novembre di "Popoli" (www.popoli.info), mensile internazionale e missionario dei gesuiti italiani, sottolineando come però come "ancora più vitale è chiedersi come superare quella cappa di individualismo, localismo e allergia alle regole che ha trovato nell'uomo di Arcore e nel 'berluscoleghismo' una perfetta incarnazione, ma che certo non è nata con Berlusconi e non si dissolverà magicamente senza di lui". I gesuiti di "Popoli" auspicano che "il ventennio perduto della Seconda Repubblica ci insegni almeno che il punto non è individuare nuovi condottieri cui affidare la tutela dei 'valori non negoziabili'. Poiché questi resteranno formule vuote, utili solo a legittimare giochi di potere, se non cominceremo insieme - chiariscono - credenti e non, un paziente lavoro culturale per coltivare il terreno su cui questi valori possono mettere radici". Nell'editoriale vengono infine ricordati le cinque priorità che il governo, quando eletto nel 2008, avrebbe dovuto mettere in agenda, chiarendo che "oggi, con un leader screditato a livello mondiale, un esecutivo traballante e un parlamento sempre più lontano dai cittadini, il bilancio su questi cinque punti è fallimentare". Fallita la politica sull'immigrazione, perché "si è cercato solo di sollevare paure e creare divisioni". Fallito il governo in plitica estera, a causa delle sue "pericolose amicizie con Gheddafi, Mubarak e Ben Ali state spazzate via dalla primavera araba". Viene inoltre evidenziato come "i fondi della cooperazione italiana sono scesi a un misero 0,13% del Pil, contro lo 0,7% fissato dall'UE" ma anche come "la crisi economica e finanziaria globale non sembra avere scalfito il dogma del consumo come unica via alla crescita". "Ma è soprattutto - conclude Popoli nel suo editoriale - sull'idea di politica come servizio al bene comune che il divario tra auspicio e realtà si è tramutato in abisso. La politica è oggi anzitutto strumento per favorire se stessi e i propri amici e per troppi anni è piaciuta l'idea che denaro, machismo, xenofobia e ottimismo a buon mercato fossero gli ingredienti giusti per la leadership". Il mensile "Popoli" si presenta oggi "come magazine di attualità, analisi e riflessione su questioni internazionali. Promozione della giustizia e incontro tra culture, annuncio del Vangelo e inculturazione della fede, dialogo ecumenico e interreligioso sono gli ambiti privilegiati dalla rivista, nel costante tentativo di cogliere i 'segni dei tempi' che caratterizzano l'evoluzione sociale, politica e culturale nell'epoca della globalizzazione. La rivista è venduta per abbonamento e in alcune librerie. È edita dalla Fondazione Culturale San Fedele di Milano".

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