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Berlusconi telefona a Gheddafi. E' arrivato momento di "disturbarlo"

Silvio Berlusconi chiama al telefono Gheddafi dopo che il dittatore libico aveva parlato alla nazione, minacciando di sedare le proteste con un risposta "simile a Tiananmen" e accusando l'Italia di aver fornito "ai ragazzi a Bengasi" razzi RPG.

"Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, ha avuto nel pomeriggio una conversazione telefonica con il Leader della Jamahiriya libica, Muammar El Ghaddafi" (da notare che all'inglese si sarebbe dovuto scrivere al-Gaddafi, senza "h", come riporta anche Wikipedia). Con questo laconico comunicato la Presidenza del Consiglio dei Ministri rende noto che Silvio Berlusconi ha telefonato all'amico Gheddafi, forse pensando che era arrivato il momento di "disturbarlo", ma nessuna spiegazione in merito al tono della conversazione e riguardo quali argomenti sono stati discussi. Stando a quanto riportano le agenzie, Silvio Berlusconi si sarebbe intrattenuto circa una ventina di minuti con il dittatore, che ha affermato alla Tv di Stato libica di voler rimanere al potere "fino alla morte" e che i rivoltosi sarebbero "ratti pagati dai servizi segreti stranieri" che dovrebbero essere "giustiziati", tanto da invitare l'esercito e la polizia a "schiacciare la rivolta".
Durante il colloquio Silvio Berlusconi avrebbe quindi smentito che l'Italia fornirebbe razzi RPG "ai ragazzi a Bengasi", come invece ci aveva accusato il dittatore sempre durante il suo discorso alla nazione di ieri pomeriggio.
Silvio Berlusconi sembra che abbia anche ribadito a Gheddafi la necessità di trovare una soluzione pacifica proprio per "scongiurare il rischio di una guerra civile".
Un invito che speriamo il dittatore libico accolga, visto che solo pochi minuti prima della telefonata del premier Silvio Berlusconi aveva invitato tutti ad uscire dalle case per attaccare i manifestanti minacciando di sedare le proteste dei "ribelli" con una risposta "simile a Tiananmen" e di "bonificare la Libia casa per casa". E mentre Gheddafi parlava alla nazione, e probabilmente anche in seguito quando parlava con Berlusconi, l'aeronautica militare libica bombardava Tripoli e la folla, tanto che stando a varie testimonianze ormai si conterebbero già oltre 1000 morti. Se non si vuole chiamare già guerra civile di sicuro è un "genocidio", come affermato dal vice ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi.

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