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Berlusconi si dimette ma dopo approvate "misure da macelleria sociale"

Berlusconi tira le somme, e con "meno 8 traditori" capisce che il governo non ha più i numeri. A Napolitano annuncia le dimissioni, ma solo dopo l'approvazione della legge di Stabilità, "contenente quelle misure da macelleria sociale", come ricorda Di Pietro.

Meno 8 traditori". E' così che Silvio Berlusconi, dopo il voto sul rendiconto dello Stato, sancisce la fine del suo governo. In Aula hanno votato in tutto 309 deputati, tutti a favore tranne un astenuto. Sono stati invece 321 i deputati dell'opposizione che non hanno votato, e dopo aver osservato per qualche minuto i tabulati del voto Berlusconi si è riunito assieme ai ministri Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Roberto Maroni e al sottosegretario Paolo Bonaiuti. "Questo voto ha certificato su un atto dirimente per la governabilità del paese che il governo non ha la maggioranza in quest'aula" ha sottolineato subito dopo il voto Pier Luigi Bersani, e rivolgendosi al premier afferma: "Se lei non si dimettesse, e non oso credere che non lo faccia, le opposizioni valuterebbero iniziative ulteriori perché così non possiamo andare avanti". Queste iniziative non saranno però necessarie, perché dopo un incontro con il Capo dello Stato, il Quirinale comunica che Silvio Berlusconi "rimetterà il suo mandato" ma solo dopo "l'approvazione della Legge di Stabilità". Il premier, infatti, come recita il comunicato del Quirinale, avrebbe espresso a Giorgio Napolitano "viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei". In poche parole, Berlusconi si dimetterà, ma solo dopo che il Parlamento avrà approvato quelle che Antonio Di Pietro chiama "misure da macelleria sociale" (http://is.gd/65jRLL). Mentre infatti Pier Luigi Bersani accoglie con "grande soddisfazione" la "svolta", annunciando che il PD si riserva "un esame rigoroso del contenuto dell'annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione", il leader dell'Italia dei Valori ritiene invece che "l'epilogo annunciato da Berlusconi preoccupa e non poco". Antonio Di Pietro sottolinea infatti che "non basta affermare che il patto di stabilità deve essere approvato ma bisogna verificare chi pagherà la quadratura dei conti - avvertendo - Ecco perché prima di gioire sul via libera al patto di stabilità, occorre stare attenti, anzi, bisogna essere preoccupati". Insomma, per qualche osservatore, l'annuncio di dimissioni che però non vengono date sembra essere da una parte solo un modo per acquisire del tempo, magari "per tentare di comprare qualche personaggio in cerca d'autore, provando così a recuperare quella maggioranza che, anche oggi, ha dimostrato di non avere" come spiega Di Pietro. Dall'altra, pensa forse qualcuno, pare un espediente per far approvare in fretta nella legge di Stabilità quelle "misure da macelleria sociale" tanto care all'UE e ai mercati, magari anche grazie "all'aiuto" dell'attuale opposizione che così potrebbe dare il suo via libera con la "scusa" di accelerare la "dipartita" di Berlusconi. Cosa succederà dopo l'approvazione della legge di Stabilità lo deciderà il Capo dello Stato, anche se il premier intervenendo al TG1 delle ore 20.00 spiega di non credere possibile che "si possa andare alla formazione di nessun altro governo", auspicando quindi le elezioni. "Noi dobbiamo ritornare dai cittadini, in una democrazia si fa così, non è assolutamente pensabile che in una democrazia possano assumere responsabilità di governo le forze che hanno perso le elezioni" aggiunge Berlusconi. Una prospettiva che non sembra piacere né all'Udc, tanto che Pier Ferdinando Casini sottolinea che "la legge di stabilità può essere approvata rapidamente" aggiungendo però di essere "convinto" del fatto che "il Presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell'Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale", né tantomeno al PD, con Bersani che ritiene "sconcertante che con le sue prime dichiarazioni il presidente del Consiglio cerchi di condizionare un percorso che è pienamente nelle prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento". Controcorrente, nonostante teoricamente dovrebbero in futuro tutti far parte del "Nuovo Ulivo" (Bersani, Di Pietro, Vendola e il Nuovo Ulivo. Casini: non condivido - http://is.gd/94ddr7) Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Il leader dell'IdV si augura infatti che "si stabilisca più presto la data delle elezioni" mentre Nichi Vendola su Facebook sottolinea che ora "la responsabilità del centrosinistra è costruire un'alternativa che costituisca anche la fuoriuscita dal berlusconismo, il superamento di un ventennio che ha visto solo quasi ombre e ha riportato questo paese indietro di decine d'anni - aggiungendo - Costruire un'alternativa significa arrivare alle elezioni il prima possibile". Il leader di Sinistra ecologia e libertà chiede quindi di "prepararsi a governare e cambiare il paese" e di farlo "senza perdere un secondo. Da questo stesso istante" perché, conclude "questo centrosinistra deve mettersi in testa di lavorare da subito fuori dai palazzi, all'aria aperta, in rapporto diretto con il popolo". Intanto, potrebbe forse notare qualcuno, un pezzo di questo centrosinistra sembra che si sia "messo in testa", soprattutto, di lavorare con l'Udc.

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