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Berlusconi: serve Piano Marshall per Libia, Tunisia, Egitto

Silvio Berlusconi afferma che l'Unione Europea dovrebbe cominciare a pensare ad un eventuale "Piano Marshall di sostegno" per quei Paesi, come la Tunisia, l'Egitto e la Libia, che stanno compiendo un cambiamento verso la democrazia.

Al vertice del Partito Popolare Europeo, ad Helsinki (Finlandia), Silvio Berlusconi ribadisce, mentre fuori un gruppo di manifestanti esibisce cartelli del tipo "Qui il baciamano non funziona", che in Libia serve un cambiamento "come quelli avvenuti in Tunisia e in Egitto verso una democrazia che consenta di mantenere la relazione di preminenza per la nostra economia". Per l'Italia, infatti, uno dei problemi da risolvere riguarda il tema del congelamento dei beni libici, visto che Tripoli ha diverse partecipazioni in grosse e importanti società italiane, quali Unicredit, Finmeccanica, Eni e sembra anche nella Juventus. Al vertice del Ppe, Berlusconi sottolinea che "occorre distinguere bene sulle partecipazioni della Libia in quanto popolo libico e le partecipazioni che invece sono attinenti ad una famiglia: quindi staremo molto attenti ad una distinzione". Affrontando invece il problema dell'immigrazione, il Presidente del Consiglio spiega che questo "non è un problema solo dei Paesi del Mediterraneo, ma di tutta l'Europa in generale", tanto che il tema sarà affrontato nel prossimo vertice di Bruxelles. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra, sottolinea come la "UE deve portare a termine il compito di realizzare uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia, definendo, tra l'altro, regole migliori su diritto d'asilo e protezione dei rifugiati - concludendo - La gestione della frontiera della UE non può essere lasciata ai singoli Stati membri: non è la frontiera di un Paese, è la frontiera dell'Europa".
Per concludere, Silvio Berlusconi spiega che l'Unione Europea dovrebbe quindi cominciare a preparare un "Piano Marshall di sostegno di tutti i Paesi che stanno compiendo" un cambiamento verso la democrazia. Nella speranza che in futuro questo eventuale secondo Piano Marshall non sia criticabile come quello originale, visto che molti storici ipotizzano che possa essere servito come "strumento per perpetuare il cosiddetto dominio degli Stati Uniti sull'Europa", come riporta anche Wikipedia.

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