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Berlusconi: se ci sarà ribaltone non c'è più democrazia

Silvio Berlusconi smentisce, in diverse occasioni, di aver mi pensato all'idea di dimettersi, sottolineando però che se "le situazioni parlamentari dovessero dare adito ad un ribaltone portando al governo quelli della sinistra non saremmo più in una democrazia".

La giornata di lunedì era iniziata con la rivelazione, a sorpresa, delle imminenti dimissioni di Silvio Berlusconi. A parlarne per primi Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, e Franco Bechis, vicedirettore di Libero (http://is.gd/2KqOOg), ma nel giro di poche ore arriva la smentita dal diretto interessato. Sulla sua pagina ufficiale di Facebook, Silvio Berlusconi scrive infatti: "Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento". Poco dopo il premier parla al telefono con Libero, affermando: "Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a UE e BCE. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi - aggiungendo - Non capisco come siano circolate le voci delle mie dimissioni, sono destituite di ogni fondamento". A parlare delle dimissioni del premier era stato in particolar modo Bechis che, come cinguetta su Twitter, precisa come nella mattinata di lunedì abbia "parlato con 4 deputati Pdl. Nessun membro del governo. Tutti mi hanno dato ricostruzioni simili". Simili cioè a quelle fornite da Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, che alla fine ha confessato di essere lui la fonte del giornalista che aveva riferito delle dimissioni di Berlusconi, previste per martedì 8 novembre (oggi si vota sul rendiconto dello Stato) anche se la maggioranza avrebbe preferito l'annuncio un giorno prima. Ma lunedì Silvio Berlusconi si è recato da Roma a Milano, per "cose sue" come spiega Crosetto al telefono con Bechis, e a quanto pare quel breve viaggio sconvolgerà l'agenda politica del governo. Silvio Berlusconi torna anche in serata a ribadire, durante un suo intervento telefonico ad una manifestazione del Pdl a Monza, che "la cosa peggiore che possa capitare al Paese sarebbe quella di andare verso un vuoto di governabilità". Il Presidente del Consiglio precisa: "Noi non è che siamo attaccati alla cadrega (sedia in lombardo, ndr) - ma precisa - Credo che sia assolutamente negativo il fatto di andare a qualsiasi altra soluzione se non quella di continuare per poter approvare in Parlamento tutte quelle riforme che l'Europa ci ha chiesto e che io credo possano dare anche una spinta alla nostra ripresa, alla nostra economia". Berlusconi si dice quindi "convinto che questa maggioranza ci sarà ancora e lo vedremo già domani (oggi, ndr), perché non penso che ci siano persone nostre, soprattutto i nomi che ho sentito, anche dichiarzioni che hanno fatto, che sono con noi dal 1994 e che non penso possano decretare il tradimento degli elettori, e il tradimento di tutta la loro storia, dal '94 ad oggi, per delle ragioni assolutamente personali e non certamente commendevoli". Domenica, infatti, Gabriella Carlucci ha annunciato di lasciare il Pdl per passare all'Udc (http://is.gd/Wi97NI), e lo stesso Crosetto, parlando con Bechis, ipotizzava che "nelle prossime ore" sarebbero usciti dalla maggioranza "altri due, tre, quattro". Se le previsioni di Crosetto si realizzassero, il voto i fiducia di domani sul rendiconto sarebbe a rischio, come la tenuta del governo. Ma Berlusconi, parlando sempre in collegamento con Monza, si dice comunque "convinto" che il voto di oggi "confermerà l'esistenza di una maggioranza in Parlamento", tanto da annunciare che con questa stessa maggioranza intenderà "approvare tutto ciò che ci è stato chiesto dall'Europa e le grandi riforme che ancora ci mancano per completare il nostro programma del '94, che sono la riforma della giustizia, la riforma del fisco e la riforma dell'architettura istituzionale dello Stato". Il Cavaliere sembra puntare in particolare su una riforma della Costituzione "che dia al primo ministro gli stessi poteri che hanno tutti i suoi colleghi europei", spiega. "Per esempio - continua Berlusconi - un premier che non può imporre al ministro dell'Economia la sua visione di politica economica non è un premier. Questo è quello che succede oggi in Italia. E io credo che non si possa andare avanti così, né con governo di centrodestra né con governo di centrosinistra". Quello che "va avanti" invece è il governo, annuncia infine Berlusconi, perché "convinti che dobbiamo essere presenti e lottare perché nel nostro Paese ci sia davvero la democrazia - concludendo - ricordando anche che se per caso le situazioni parlamentari dovessero dare adito ad un ribaltone portando al governo quelli della sinistra non saremmo più in una democrazia, perché il fatto che il governo di un Paese venga assegnato non a chi ha vinto le elezioni ma a chi le ha perse è esattamente il contrario di ciò che si chiama democrazia". Insomma, sembra che il premier non abbia mai avuto nessuna intenzione di dimettersi, ma è sempre Franco Bechis di Libero, nell'ultimo cinguettio notturno, a diffondere l'ipotesi che "il cambio di rotta" di Berlusconi sia stato "imposto da figlia Marina..". Anche se precisa, visti i "cambi di umore" di queste ultime ore, che si tratterebbe di "voce (non confermata)" (http://is.gd/2P7QYf). Intanto l'Italia, e le Borse, rimangono con gli occhi puntati su Montecitorio, in attesa di un voto che, comunque andrà, segnerà probabilmente il destino del Paese.

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