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Berlusconi, riforma giustizia: eroico, matto perché "sotto 5 processi"

Silvio Berlusconi si definisce "eroico e matto" perché, nonostante sia "sotto cinque processi" ha spinto sull'acceleratore per riformare la giustizia. e mentre Terzo Polo e anche il PD sembra disponibile al dialogo, Di Pietro afferma: finirebbe lo Stato di diritto.

Silvio Berlusconi torna a parlare della riforma "epocale" delle giustizia, dopo aver inviato un audio messaggio ai suoi Promotori della Libertà, invitandoli a spiegare a tutti gli italiani che la riforma servirà per evitare la dittatura dei giudici. Domenica Silvio Berlusconi interviene telefonicamente sia ad una convention del Pdl a Torino a sostegno del candidato sindaco Michele Coppola sia ad una manifestazione della Dc di Giuseppe Pizza, a Catania. Il premier, infatti, e lui sembra dare l'esempio, ribadisce che "tutti si devono impegnare per spiegare la riforma della giustizia agli italiani" e lancia un vero e proprio appello: "Dovete moltiplicare le vostre interviste sulla stampa, quelle telefoniche, radio, le presenze in Tv, perché io prevedo che ci sarà un offensiva intensissima da parte di tutti i magistrati di sinistra, da parte di tutta la gente della sinistra per far credere agli italiani che questa sia una riforma contro i giudici a favore di Berlusconi". E Berlusconi continua: "Vi faccio appello perché so che si stanno preparando ad una grande reazione dicendo cose false sulla riforma". Il premier sostiene invece che questa "è una riforma assolutamente giusta, non è punitiva per alcuno" e che "è un testo equilibrato che toglie ogni alibi a chi, nell'opposizione, ha già, come al solito, pronunciato il no preventivo prima ancora di leggere questo testo".
Il premier, poi, torna a specificare che questa riforma non è assolutamente "ad personam", rivelando anche che in tanti gli avevano consigliato di rimandarla, visto che è "sotto cinque processi". Ma il Presidente del Consiglio sembra che non abbia voluto sentire ragioni, andando avanti per la sua strada. "Sono coraggioso, temerario - conclude Berlusconi - forse anche un po' eroico e matto". Pier Luigi Bersani (PD )e Pier Ferdinando Casini (UDC) fanno capire che il testo, comunque sia, si discuterà in Parlamento, e anche Gianfranco Fini è pronto ad un dibattito. D'altronde, il Ministro della giustizia Alfano ha già annunciato che ritirerà la "norma transitoria del cosiddetto processo breve così com'è scritta", e cioè quella che prevede di applicare ai processi in corso le norme previste nella nuova legge. Norma che forse potrebbe far pensare che sia "ad personam". Ma in tanti credono che non sia questa la parte più dannosa (per l'Italia) della riforma della giustizia. Antonio Di Pietro afferma infatti che se "passasse metterebbe infatti fine a un'intera epoca, quella dello Stato di diritto, e ne inaugurerebbe un'altra, nella quale varrebbero princìpi opposti a quelli sanciti dalla nostra Costituzione". L'obiettivo del governo, per Di Pietro, è infatti chiaro: "abbattere la divisione e il bilanciamento tra i poteri dello Stato" fino "ad annullare definitivamente l'autonomia e l'indipendenza dei pm". Per questo il leader dell'IdV afferma di capire come "i leader del cosiddetto Terzo Polo vogliano dialogare su questa controriforma " visto che "sono stati per anni alleati di Berlusconi", ma non capisce "come possano essere tentati dal cadere in questa trappola anche alcuni esponenti del centrosinistra".

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